Toffolo, l'ex capo degli Irriducibili torna in carcere: rissa alla Garbatella per un debito non saldato

Durante la perquisizione trovate dosi nascoste in auto e in un poggiapiedi

Toffolo, l'ex capo degli Irriducibili torna in carcere: rissa alla Garbatella per un debito non saldato
di Flaminia Savelli
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Lunedì 28 Febbraio 2022, 08:33 - Ultimo aggiornamento: 1 Marzo, 09:11

La rissa, le dosi di droga nascoste e poi l'arresto. Così torna in carcere Fabrizio Toffolo, l'ex Irriducibile e per anni socio in affari di Fabrizio Piscitelli, Diabolik. A incastrare l'ex capo ultras l'altra notte è stata una lite scoppiata in mezzo alla strada, in via Gerolamo Benzoni, alla Garbatella. A notare i due uomini che si stavano picchiando e insultando, è stata una pattuglia del vicino distretto di polizia. Ma neanche alla vista delle divise blu gli animi si sono placati. Alla fine la resa, ma per tutti e due sono scattate le perquisizioni. Nel portabagagli della macchina di Toffolo i poliziotti hanno trovato alcune dosi di droga. Quindi la perquisizione in casa dove gli investigatori hanno trovato, nascoste dentro un poggiapiedi, altre dosi pronte per lo spaccio e oltre 2mila euro in contanti. Dunque per Toffolo è scattata prima la denuncia per detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio e poi il trasferimento in carcere.

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I PRECEDENTI
Le indagini per risalire alla miccia che ha scatenato la lite furiosa in strada sono ancora in corso. Il sospetto degli investigatori dell'Anticrimine è che dietro i pugni ci sia un debito non saldato legato allo spaccio di stupefacenti. Solo un sospetto al momento perché nessuna pista è esclusa.
L'ex ultrà, oggi 57enne, con Diabolik ha condiviso anni di militanza in Curva Nord. Insieme a Yuri Alviti e Paolo Arcivieri, aveva formato il commando degli Irriducibili e gestiva l'intera curva.
Toffolo ha un passato burrascoso e non solo per i precedenti con la giustizia: già condannato per spaccio e detenzione di stupefacenti, lesioni gravi, tentata estorsione, falsa testimonianza. Per due volte è stato gambizzato: nel 2007 era agli arresti domiciliari perché imputato, insieme agli altri tre membri del direttivo degli Irriducibili, nel processo per la tentata scalata alla Lazio e le minacce al presidente Claudio Lotito. La notte del sei agosto due finti poliziotti gli citofonarono a casa, nel quartiere Appio. Lo invitarono a scendere in strada con la scusa di un controllo. Appena varcato il portone gli spararono tre colpi di pistola. Ancora un agguato, secondo le indagini che ne seguirono legato agli ambienti dello spaccio, il pomeriggio del 22 giugno. Era in compagnia di un altro ultras laziale e stava passeggiando al parco della Caffarelletta quando gli sparano alle gambe due colpi di pistola. Si salvò rifugiandosi insieme all'amico nel garage di un'autofficina. Poi i dissapori tra i soci, anche con lo stesso Piscitelli, per la gestione della curva e della tifoseria. Toffolo ha lasciato quindi il comando della curva Nord. Proprio a questo punto invece, dopo l'azzeramento del gruppo, Piscitelli torna al comando fino al giorno della sua esecuzione.


L'EPILOGO
Toffolo dunque esce dal gruppo degli Irriducibili e si allontana dalla tifoseria biancoceleste. All'indomani dell'esecuzione di Diabolik, il 7 agosto del 2019, ribadisce: «Le nostre strade si erano divise da tempo. Non vado più allo stadio dal 2006». Mentre si accendono, ancora una volta, i riflettori su Piscitelli. Dietro il suo omicidio, in pieno giorno al parco degli Acquedotti. Una storia inquietante con il suo bagaglio pesante di misteri. Per il delitto Piscitelli lo scorso dicembre le manette sono scattate per Raul Esteban Calderon, detto l'Argentino. Il killer che dal 2006 al 2008 faceva parte della batteria dei Sette uomini d'oro, una banda di rapinatori seriali. L'ipotesi è che l'Argentino sia stato reclutato dalla mafia albanese, che gestisce le piazze di spaccio della Capitale, per eliminare il capo ultras che da tempo stava allargando i suoi interessi. Il killer di Piscitelli è ancora senza un volto quando a Torvaianica, la mattina del 20 settembre del 2020. Allo stabilimento Bora Bora con una raffica di colpi alla schiena viene ucciso un pregiudicato di origini albanese, Shehaj Selavdi. I testimoni ai carabinieri raccontano di aver visto «un uomo travestito da runner» poi fuggito a bordo di uno scooter insieme a un complice.

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