Tevere, allarme siccità: «In secca da 4 mesi, navigabilità a rischio»

L’Associazione bonifiche: «Acqua calata di un metro, così diventerà un torrente»

Tevere, allarme siccità: «In secca da 4 mesi, navigabilità a rischio»
di Giampiero Valenza
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Domenica 29 Maggio 2022, 00:21 - Ultimo aggiornamento: 30 Maggio, 08:57

Da quattro mesi il Tevere è in secca e la sua navigabilità è già seriamente compromessa. Colpa dei cambiamenti climatici: il tempo più arido e le bombe d’acqua di certo non aiutano il fiume e il suo habitat. Condizioni peggiori le sta vivendo anche un suo affluente, l’Aniene. Questo campanello d’allarme è sotto gli occhi di chi vive il fiume in pieno centro città. Gli ultimi dati dell’Anbi, l’Associazione nazionale bonifiche e irrigazioni, confermano che il fiume ha ridotto la sua profondità di un metro, mentre la portata d’acqua dell’Aniene si è dimezzata. 

Poche piogge, Umbria rischia crisi idrica

LA CRISI NERA

«Il Tevere soffre. Da quattro mesi è in secca e l’Aniene è in crisi nera – spiega Massimo Gargano, direttore generale dell’Anbi – Le piogge sono sostanzialmente rimaste le stesse rispetto a quelle degli anni precedenti, ma ora l’acqua cade in maniera ‘equatoriale’, cioè in modo più concentrato. In poche ore cade con violenza la pioggia di settimane e di mesi. A tutto ciò si somma la riduzione dell’80% della neve in Italia, e quindi a cascata ci sono effetti sul bacino idrologico del territorio. La neve è invece un grande aiuto anche per il Tevere e la sua dorsale appenninica, perché permette all’acqua di permeare più lentamente nel terreno».

Bombe d’acqua e Appennini senza la neve d’un tempo, dunque, incidono anche nel centro della Capitale. «Se continuerà questo trend il Tevere diventerà sempre più un torrente e sempre meno caratterizzato dalla biodiversità che ora vediamo», prosegue Gargano. Il Comune e la Regione stanno seguendo una serie di progetti per cercare di tutelare i corsi d’acqua e per rendere le sue sponde più vissute dai romani. Ma a confermare il peso del clima che cambia c’è anche Cristiana Avenali, responsabile dei Contratti di fiume della Regione Lazio.

«C’è un tema legato alla severità idrica e al cambiamento climatico, i cui effetti sono evidenti – sottolinea - La Regione Lazio sta lavorando su una strategia di adattamento sul clima». Un aspetto che rende tutto più complesso, spiega Avenali, è anche quello legato agli scafi. «Nel Tevere non posso essere piatti perché sono meno stabili - aggiunge - Per questo, a lungo andare, si potrebbe porre un tema legato al tipo di navigabilità del fiume». Dei suoi 406 chilometri, il Tevere ne fa 56 nell’area metropolitana che va da Castel Giubileo alla foce.

Un viaggio in un habitat unico nel mezzo dell’area urbanizzata. «In questi mesi c’è stato un deficit pluviometrico significativo – dice Erasmo D’Angelis, segretario dell’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino Centrale - Le portate sul Tevere e sui suoi 42 affluenti sono diminuite dal 25 al 50%. L’ultima siccità storica l’abbiamo vissuta nel 2017, questa è quasi paragonabile. Le proiezioni climatiche a lungo periodo dimostrano un deficit pluviometrico». Ma cosa ne sarà del fiume? «Più cala la portata più la vita biologica del Tevere subisce uno choc, quindi potremmo vivere più fenomeni come le morie di pesci», conclude D’Angelis. 
 

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