Si uccide ai domiciliari, è giallo: indagini sulla pistola forse usata in altri agguati

Mercoledì 22 Gennaio 2020 di Marco De Risi
Si suicida ai domiciliari, è giallo: indagini sulla pistola forse usata in altri agguati

Non è ancora del tutto chiarito il giallo di Cristian Raschi, il pregiudicato di 51 anni, che, sebbene agli arresti domiciliari per usura, si è tolto la vita sparandosi in testa alla vigilia di Natale nella sua abitazione al Tufello. É la polizia ad occuparsi del caso. La notizia del suicidio fece scalpore anche perchè Cristian Raschi insieme al fratello Osvaldo, morto agli inizi del 2000, sono stati i banditi che hanno terrorizzato Montesacro per anni con pestaggi e rapine. Il loro nome, nella criminalità romana, era diventato una tetra leggenda.

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Perchè i poliziotti di Fidene Serpentara si stanno occupando ancora del caso? Tutto gira intorno alla pistola calibro 38 usata da Cristian per uccidersi. Non ci sarebbero dubbi che si sia trattato di un suicidio: la madre era nella stanza accanto quando Cristian Raschi, in cucina, si è sparato. Ma quello che vogliono accertare gli investigatori è chi ha dato la pistola a Cristian che era recluso in casa e poi se il revolver sia stato usato in fatti di sangue. Da quest’ultimo punto di vista si potrebbero verificare sorprese una volta terminati tutti gli esami balistici. Innanzitutto si tratta di un’arma clandestina. Impossibile risalire al legittimo proprietario in quanto la matricola è stata limata.

Ma c’è un tentato omicidio di due anni fa che, ad esempio, potrebbe trovare sviluppi qualora risulti che a sparare sia stato il revolver usato da Cristian. Due anni fa, un pugile fu vittima di un agguato proprio al Tufello. L’uomo si trovò davanti ad un sicario armato che cercò di ucciderlo. Sparò un colpo che lo ferì alla gamba. Poi, avvenne quasi un miracolo. Un proiettile sfiorò per pochi millimetri la testa del pugile ferendogli un orecchio. Insomma, la vittima si salvò per puro caso. La pistola che sparò i colpi è un’arma a tamburo: non furono trovati i bossoli. Lo stesso tipo di revolver col quale si è tolto la vita Raschi.

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Anche in questo caso furono gli agenti di Fidene Serpenatara ad indagare. I poliziotti inquadrarono l’episodio come un tentato omicidio legato al controllo del territorio della malavita del Tufello. E anche Cristian Raschi fu sospettato di quell’agguato, risulto positivo al guanto di paraffina per i rilievi della polvere da sparo sulla mano, ma poi fu prosciolto. Se la pistola usata per il suicidio dovesse essere la stessa usata per sparare al pugile le indagini si metterebbero in moto di nuovo. Gli investigatori cercherebbero ancora chi ha posseduto l’arma e poi l’ha passata al bandito suicida. Cristian era il fratello di Osvaldo, anche lui morto, che fu un campione di pugilato tifoso del Torino, che fu autore di rapine in cui lui sparò, in un’occasione, ad una volante della polizia centrando il tetto. Anche quella volta fu impiegato un revolver.

Ultimo aggiornamento: 19:14 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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