Subiaco intitola due piazze al sacerdote e al poliziotto simboli della sua terra

I monasteri simbolo di Subiaco nella Valle dell'Aniene
di Antonio Scattoni
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Domenica 12 Settembre 2021, 12:33 - Ultimo aggiornamento: 13:38

Il Comune di Subiaco dedica due piazze a due uomini simbolo della sua terra. Il 14 settembre, martedì, verrà  inaugurata la piazzetta a “Don Paolo Pecoraro”, storico preside dell’istituto superiore Braschi, medaglia d’argento della Resistenza per l’opera svolta durante l’occupazione tedesca di Roma successiva all’8 settembre 1943. Un’altra piazza, il 19 settembre, domenica prossima, sarà intitolata al poliziotto Roberto Mancini originario di Subiaco, medaglia d’oro al valore civile per il suo impegno alla lotta alle ecomafie in Campania. Il contatto ravvicinato con i rifiuti tossici durante la sua attività investigativa gli provocò con quasi certezza un linfoma che lo uccise.

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Lo spazio scelto dal Comune per il preside Don Paolo Pecoraro è vicino alla sua storica abitazione tra via Solferino e vicolo Sdrucciolo, mentre quello intitolato al commissario Mancini è nei pressi dell’abitazione della madre in centro storico, in via Milazzo. Il sacerdote romano arrivò a Subiaco nel 1949 come insegnante di Latino e Storia presso l’istituto Magistrale Braschi e poi ne divenne lo storico preside fino al 1986, anno della sua pensione. Ma prima di diventare un punto di riferimento del sublacense, don Pecoraro, ordinato sacerdote nel 1940, si distinse nella Resistenza al Fascismo insieme ad Adriano Ossicini, fondatore a Roma del movimento partigiano dei cattolici comunisti. Il musicista Ennio Morricone in un’intervista ricordò di aver incontrato il sacerdote a piazza Colonna poco prima dell’attentato di via Rasella.

A Subiaco, con lui preside, il Braschi aprì anche una sezione di Liceo Classico e il suo istituto ha formato intere generazioni di giovani della Valle dell’Aniene. Il centro studi “Don Paolo Pecoraro“ ha pubblicato un libro sulla sua figura: «Il volume – dice il curatore, Ettore Capitani – si propone di offrire un contributo a quanti desiderino la vita del prete trasteverino, non limitandosi alle stagioni dell’impegno politico».

Il commissario della Polizia di Stato Roberto Mancini viene ricordato per l’impegno contro il crimine ecologico e la lotta alle ecomafie nella Terra dei fuochi in Campania dominata dalla camorra. La sua più importante attività iniziata nel 1994 è legata al  traffico di rifiuti e il lavoro suo e della squadra che dirigeva fu determinante per la magistratura, che riaprì le indagini e convocò Mancini a testimoniare nel processo per disastro ambientale e inquinamento delle falde acquifere in Campania. Alla cerimonia del 19 settembre saranno presenti la moglie, la figlia e la madre di Roberto Mancini, insieme, molto probabilmente, al Questore di Roma.

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