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Stupro di Capodanno a Roma, resa dei conti: «Qualcuno se l'è cantata, ora s'ammazzamo»

Stupro di Capodanno a Roma, resa dei conti: «Qualcuno se l'è cantata, ora s'ammazzamo»
di Michela Allegri
3 Minuti di Lettura
Giovedì 21 Luglio 2022, 22:50 - Ultimo aggiornamento: 26 Settembre, 16:39

Quando i Carabinieri hanno provato a cercarlo per sentirlo come testimone sulla folle serata del 31 dicembre 2020, quando un party a base di droghe e psicofarmaci è culminato con uno stupro di gruppo in danno di una sedicenne, lui ha cercato di dileguarsi. Ha staccato il telefono, non si è fatto trovare a casa. Non sapeva che gli inquirenti stavano intercettando i suoi amici, indagati per la violenza. Ed è con loro che uno dei partecipanti al party si sfoga e dice di essere pronto a vendicarsi con chi ha fatto il suo nome.

«Qualcuno se l’è cantata, ma tanto mo... tutti quelli che ce stavano alla festa se chiudemo dentro ‘na casa e s’ammazzamo», dice. Ma i tentativi di depistaggio sulle indagini sono stati anche altri. I protagonisti del party cercavano di coprirsi le spalle, cancellavano le chat e le telefonate: «A me nun me conosci eh! Io dico che nun conosco a te». Oppure: «Devi cancellare quanto più materiale possibile, le chat, pure il mio numero».

"SCIALLA, AI CARABINIERI HO DETTO UN PAIO DE CAZ..."

E poi ci sono le ragazze: arrivano da Roma Nord, dal Flaminio, dai Parioli. Sono state alcune di loro a portare coca e farmaci nella villetta alla Torresina, dividendosi i compiti via chat. Anche loro, interrogate, hanno cercato di depistare. «Che t’hanno detto?», dice una all’amica che è appena stata sentita. «Io scialla, gli ho detto un paio di caz... e mezzo se ne sono accorti, però scialla», risponde, incurante delle conseguenze. «Amo, gli hai mentito?», replica incredula l’amica. E lei: «Mezzo... hanno chiesto tipo il Rivotril se ce stava già». La conversazione prosegue: «E non hai detto che l’hai portato te? Amo spera che non lo scoprono!».

La giovane pusher non è preoccupata: «È quello il problema, che lo sanno... però vabbè, scialla». Poi aggiunge che suo padre «lo sapeva». La ragazzina sente quindi un’altra amica e cerca di accordarsi sulla versione: «Sorè, ti chiederanno anche di me, cioè se io ho portato robe... io ho detto che non sono stata io, poi se voi volete parlare fate voi». L’altra la spalleggia: «Amò io non faccio l’infame... dico che non lo so, che me so’ abbioccata».
Per la violenza sessuale la Procura ha ottenuto il rito immediato a carico di uno dei maggiorenni. Altri due giovani sono indagati, insieme a diversi minori.
 

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