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Roma, statue e strade vandalizzate: nella Capitale l'onda iconoclasta

Statue e strade vandalizzate: a Roma l'onda iconoclasta
di Camilla Mozzetti
4 Minuti di Lettura
Sabato 20 Giugno 2020, 10:29 - Ultimo aggiornamento: 12:41

ROMA Sono entrati in azione alle prime ore del giorno, prima al giardino del Pincio dove hanno vandalizzato con una colata di vernice rosso-sague la statua commemorativa del generale Antonio Baldissera, nel 1888 a capo delle truppe italiane nella guerra di Eritrea. Poi sono passati in via dell'Amba Aradam cambiando la toponomastica alla strada, che collega piazza di San Giovanni alle Terme di Caracalla, e dedicandola a George Perry Floyd, l'afro-statunitense soffocato il 25 maggio scorso dal ginocchio di un agente di polizia a Minneapolis.

Arrivano anche a Roma, dopo i tumulti che hanno infiammato gli Usa con scie anche in Europa, le proteste Black Lives Matter e a metterci sopra la firma stavolta sono stati gli attivisti del movimento Rete restiamo umani. La metodica utilizzata contro la statua di Baldissera ricalca in pieno l'altro atto vandalico compiuto alcuni giorni fa contro il monumento in bronzo dorato dedicato a Indro Montanelli nei giardini pubblici di Milano. Il motivo resta lo stesso: decolonizzare la storia con azioni mirate contro i simboli dell'imperialismo.

LE INDAGINI
Ma come a Milano, dove il caso è finito nelle mani della Digos con la Procura pronta ad aprire un fascicolo per imbrattamento, anche le forze dell'ordine della Capitale sono state allertate oltre che per risalire agli artefici del gesto anche per capire se dietro ai due episodi esista comunque una regia comune. Diversi sono infatti i movimenti ma si sta comunque indagando per scongiurare altri episodi che potrebbero forse avere risvolti diversi. Gli agenti di polizia della Digos di Roma hanno acquisito le immagini riprese da alcuni impianti di videosorveglianza su via dell'Amba Aradam e contano di identificare gli artefici del gesto che saranno comunque denunciati e segnalati alla Procura.

Quello che è accaduto a Roma è stato duramente condannato dalla sindaca Virginia Raggi: «È vergognoso, Roma va rispettata». Al Pincio l'amministrazione comunale insieme alla Sovrintendenza, che già ieri era al lavoro per rimuovere la vernice dalla statua di Baldissera, ha contato un altro busto vandalizzato insieme a diverse panchine che sono state distrutte. Non è chiaro se gli attivisti della Rete restiamo umani siano responsabili anche degli altri danni che potrebbero essere, invece, precedenti. Riccardo uno degli attivisti del movimento spiega che la loro azione-dimostrativa si è concentrata sul busto del generale «per contrastare il razzismo a partire dal razzismo istituzionale» mentre per spiegare l'episodio di via dell'Amba Aradam ha aggiunto: «Quella strada è dedicata a una battaglia dove sono stati massacrati 20 mila etiopi usando il gas nervino, vogliamo ricordare la battaglia ma non celebrarla».

LE CONDANNE
Spiegazioni a parte, che non possono in alcun modo giustificare atti vandalici di qualsiasi tipo, anche il comunicato del movimento, pubblicato sulla pagina Facebook della Rete restiamo uniti a rivendicazione dei due episodi romani è stato duramente condannato. Centinaia i commenti di liberi cittadini che hanno gridato allo scandalo. «Siete allo stesso livello dei razzisti. Niente di meglio, niente di peggio. Uguali. Ignoranti, anti democratici, violenti» scriveva ieri un'utente e poi ancora un'altra: «Non siete umani siete solo stupidi barbari» parafrasando la celebre locuzione latina quod non barbari fecerunt Barberini.

«Sono cose eclatanti, gravi, atti esagerati che spaventano» ha aggiunto Vittorio Orlando, presidente dell'Anrra (Associazione nazionale reduci e rimpatriati d'Africa). Su via dell'Amba Aradam la Rete restiamo umani ha anche affisso uno striscione di fronte al cantiere della nuova Metro C: «Nessuna stazione abbia il nome dell'oppressione». L'assessore ai Trasporti di Roma Capitale Pietro Calabrese la scorsa settimana aveva protocollato una richiesta agli uffici per far in modo che il nome del nuova stazione fosse solo Ipponio e non più Amba Aradam-Ipponio ma la decisione non ha nulla in comune con la protesta: «Deriva solo dal fatto che l'entrata e l'uscita della nuova metro da progetto non si trova sulla strada contestata».

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