Stadio Tor di Valle, i dubbi del M5S: si torna a votare sui lavori

Sabato 27 Aprile 2019 di Lorenzo De Cicco

Per evitare altri inciampi nel pantano dello stadio, i 5 Stelle bussano di nuovo alla porta dell'Avvocatura comunale. Ai legali del Campidoglio, la pattuglia grillina stavolta ha chiesto se e come riportare in Assemblea la delibera che aveva conferito il «pubblico interesse» al progetto Tor di Valle, insomma l'atto messo ai voti, era il giugno 2017, da Marcello De Vito. Obiettivo: ripetere la votazione. L'idea, svelata la settimana scorsa dal Messaggero, sta prendendo sempre più piede, tra gli eletti del M5S. È il tentativo di «blindarsi» in una vicenda impazzita e dagli esiti imprevedibili.

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A spingere i grillini a ridiscutere il primo «sì» all'operazione calcistico-immobiliare sono considerazioni di carattere tecnico, oltre che politico. Dal 20 marzo scorso, quando De Vito, potente presidente del Consiglio comunale, è finito agli arresti con l'accusa di corruzione per avere favorito Parnasi, a Palazzo Senatorio circola un sospetto. E cioè che il provvedimento sul pubblico interesse possa risultare in qualche modo «inficiato» dal fatto che a portarlo in Aula, materialmente, sia stato De Vito. Che due anni fa diresse i lavori della seduta, compresa la conta finale, e nel verbale risulta tra i favorevoli. Da qui la richiesta di un chiarimento agli avvocati.
Agli esponenti M5S è stato detto che quella delibera potrebbe essere contestata in Tribunale, «su ricorso di terzi», nel caso in cui si arrivasse a una condanna di chi l'ha approvata. Ipotesi remota, ma c'è. Ecco allora l'idea di un voto bis. In quel caso, spiega una fonte che sta seguendo la pratica in Comune, «i consiglieri indagati potrebbero evitare di votare, in modo da rendere la delibera a prova di ricorso».
Donatella Iorio, presidente della Commissione Urbanistica (M5S), ha già confermato, su queste colonne, l'ipotesi di ripetere la conta. «Ci stiamo ragionando, c'è la possibilità che la delibera sul pubblico interesse venga votata nuovamente», ha spiegato. «La variante è uno step successivo; in caso, sarebbe discussa solo dopo il pubblico interesse», ha aggiunto. C'è anche chi propone un maxi-provvedimento, che tenga insieme la «conferma» del pubblico interesse e la variante urbanistica che concederebbe ai privati migliaia di cubature per negozi, alberghi e ristoranti.

UN «MAXI-PROVVEDIMENTO»
Ovviamente, con una seconda votazione, potrebbero riaprirsi i giochi sul pallottoliere dell'Assemblea. La pattuglia dei 5S contrari al progetto, dopo il turbine dell'inchiesta e la relazione «catastrofica» del Politecnico di Torino sulla viabilità, ha ripreso vigore e, se si muovesse compatta sugli scranni del Consiglio, potrebbe incidere sugli equilibri finali. Martedì è in programma un vertice di maggioranza.
Resterebbe poi da superare l'ostacolo della convenzione, cioè il patto tra Comune e proponenti. Al momento l'intesa non c'è. E dovrebbe metterlo nero su bianco il Dipartimento Urbanistica, con una mail di posta certificata che sarà inviata ai privati la prossima settimana, in replica alla proposta stilata dalla Eurnova e dagli emissari di Pallotta. Non c'è accordo su svariati punti: l'unificazione dell'Ostiense-via del Mare, la tribuna del vecchio ippodromo da ricostruire, i 45 milioni per la mobilità da versare in un'unica tranche, così chiede il Campidoglio, la clausola che legherebbe l'apertura dello stadio al potenziamento effettivo dei trasporti.
 

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