ROMA

Indagini chiuse anche per Toti. Parnasi e De Vito, le nuove accuse: «Corruzione per costruire lo stadio della Roma»

Mercoledì 29 Gennaio 2020 di Michela Allegri
Indagini chiuse anche per Toti. Parnasi e De Vito, le nuove accuse: «Corruzione per costruire lo stadio della Roma»

Stadio della Roma, ultimo atto. E nuovi nomi che potrebbero presto allungare la lista degli imputati nel maxiprocesso nato dall’indagine della procura sul giro di corruzione legato alla realizzazione dell’impianto sportivo a Tor di Valle da parte della società Eurnova dell’imprenditore Luca Parnasi. Le pm Barbara Zuin e Luigia Spinelli hanno infatti chiuso le indagini su un filone parallelo a quello che ha già portato a giudizio il presidente dell’Assemblea capitolina, Marcello De Vito, e l’avvocato Camillo Mezzacapo, entrambi accusati di corruzione.

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E per Parnasi - che è già sul banco degli imputati per associazione a delinquere - si aggiunge una nuova contestazione: avere elargito al politico pentastellato tangenti sotto forma di incarichi ben remunerati per il suo socio Mezzacapo che, poi, avrebbe spartito con lui i proventi. In cambio, secondo l’accusa, il presidente dell’Assemblea capitolina sarebbe intervenuto nell’iter relativo alla realizzazione dello stadio e avrebbe promesso di favorire Parnasi in un altro progetto: costruire un campo da basket e di un polo per la musica nella zona della ex Fiera di Roma. Insieme a Parnasi, hanno ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini - che solitamente precede la richiesta di rinvio a giudizio - anche i costruttori Pierluigi e Claudio Toti, l’architetto Fortunato Pititto (del gruppo Toti), l’imprenditore Giuseppe Statuto, l’influencer grillino Gianluca Bardelli, l’imprenditore Davide Maria Zanchi e l’avvocato Marco Simone Mariani.

I PROGETTI
I Toti, accusati di induzione indebita a dare o promettere utilità, avrebbero pagato De Vito sempre tramite incarichi in favore dello studio Mezzacapo, per 110.620 euro. Una parte del denaro - 48.800 euro - era stata spostata sul conto della società Mdl srl, riconducibile a De Vito e al socio: per gli inquirenti era la “cassaforte” dove accumulare tangenti. In cambio, il politico avrebbe dovuto sbloccare il progetto di riqualificazione degli ex Mercati Generali, che era in fase di stallo.
 
Il tramite tra De Vito e i costruttori era Bardelli, soprannominato dal pentastellato “influencer grillino”. Nella sua concessionaria Jaguar a Tor di Quinto avvenivano gli incontri per parlare di “affari”. Insieme all’avvocato Mariani, Bardelli è anche accusato di estorsione in danno dei Toti: tra il marzo 2018 e il marzo 2019 avrebbe minacciato i costruttori di bloccare alcuni progetti se non avessero affidato un incarico - 200mila euro di anticipo e altri 1.100.000 euro non ancora versati - a Mariani. Bardelli, si legge nel capo di imputazione, aveva detto che avrebbe fatto valere «la sua dichiarata influenza sugli esponenti del M5S e sui funzionari del Comune». Pierluigi Toti, invece, è accusato anche di aver dichiarato passivi fittizi nei bilanci dell’azienda per evadere le imposte. Dalle carte emerge un altro dettaglio. Il progetto di riqualificazione degli ex Mercati interessava anche all’imprenditore Zanchi che, per l’accusa, avrebbe pagato 128mila euro di contratti di sponsorizzazione con la società Prime Time Promotions, favorendo De Vito e Mezzacapo, che avrebbero preso una percentuale di 20% tramite la Mdl.

A rischio processo anche l’imprenditore Statuto. È accusato di corruzione per aver pagato circa 24mila euro - sempre sotto forma di incarico a Mezzacapo - in cambio di un intervento di De Vito nell’iter amministrativo per trasformare in un albergo un edifico nell’area dell’ex stazione di Trastevere.
Va invece verso l’archiviazione la posizione dell’amministratore delegato di Acea, Stefano Donnarumma: era stato indagato per corruzione per due sponsorizzazioni fatte dalla municipalizzata per finanziare i concerti di Natale nel 2017 e 2018 all’auditorium di via della Conciliazione.
 

Ultimo aggiornamento: 01:42 © RIPRODUZIONE RISERVATA