Sparatoria a Boccea, spunta la pista dei legami con Diabolik: chi è

Sabato 16 Novembre 2019 di Marco De Risi e Alessia Marani

Non hanno sparato a uno qualunque. Gli uomini in moto che giovedì sera hanno puntato il revolver contro Leandro Bennato, pregiudicato di 41 anni, in via di Boccea, volevano fare fuori o, comunque, lanciare un avvertimento di piombo al nipote di Walter Domizi, detto Il Gattino, un nome pesante nella mala romana, narcos e re delle rapine (era considerato un mago degli allarmi, informatico capace di disinnescare anche i sistemi di difesa più avanzati di banche e casseforti), uno degli uomini d'oro che tra gli anni 90 e i primi del 2000 svuotò Roma e mise a segno l'eclatante colpo al banco bresciano di via Veneto.

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Domizi negli anni ha salito la scala del crimine affermandosi come il boss del narcotraffico a Primavalle, Ottavia e Casalotti; finito dietro le sbarre nel carcere di Spoleto, lo Stato gli confiscò nel 2011 un impero di oltre 10 milioni di euro tra ville e auto di lusso.
Bennato, suo nipote, è stato ferito ma i sicari non sono riusciti in quello che molto probabilmente era il loro scopo: ucciderlo. «Se l'esecuzione fosse andata a termine, saremmo davanti a un altro omicidio eccellente dopo quello di Diabolik», si lascia sfuggire qualche investigatore di lungo corso. Lasciando intendere che nella Capitale la guerra di mala per il controllo del territorio e dello spaccio è tutt'altro che sopita. Anzi. L'agguato dei sicari rimarcherebbe il riaprirsi di una stagione di vendette e di regolamenti di conti sotto il segno delle calibro 38 che si combatte da una parte all'altra della città, senza tregua. Bennato, secondo i beninformati, ultimamente se la faceva proprio con una banda di albanesi, una volta specializzati nelle rapine e negli assalti in villa e che, ora, però vorrebbero mettere le mani su pezzi importanti del narcotraffico nella Capitale, cambiando e stravolgendo gli equilibri.

LE INTERCETTAZIONI
Non a caso, il nome di Bennato compare nelle intercettazioni dell'ordinanza di custodia cautelare che portò in carcere, a maggio, diciotto persone per un traffico di stupefacenti tra la Calabria e Roma. Tra i diciotto c'erano il ras di Montespaccato, Costantino Sgambati, uno degli ex capi ultras degli Irriducibili della Lazio e amico fraterno di Fabrizio Piscitelli, Marco Turchetta, Dorian Petoku, narcotrafficante, già luogotenente di Arben Zogu della famosa batteria degli albanesi di Ponte Milvio con contatti di rango nella Curva Nord all'Olimpico, e Vincenzo Senese, il figlio di Michele «O' pazzo, esponente di spicco del clan camorristico alleato con i cosiddetti napoletani della Tuscolana. A cui Piscitelli, alias Diabolik, sarebbe stato legato.

MICHELE O' PAZZO
Proprio mettendosi sulle tracce di Sgambati, gli uomini del Gico riscontrarono i contatti che nel frattempo intercorrevano tra il rampollo di Senese e Bennato. I due vengono intercettati mentre si incontrano nell'aprile del 2016 in un bar di piazza Guglielmo Marconi. In quel periodo Sgambati & Co., si stavano accordando per fare arrivare nuove partite di droga nella Capitale. Rapine, droga, clan rivali e stadio: ora l'agguato al nipote del Gattino è finito anche nella lente degli inquirenti che lavorano per dare una soluzione all'omicidio di Diabolik.

LA FAIDA
La famiglia di Bennato finì al centro di una faida. Nel 2008 fu ucciso il fratello Andrea, un delitto per motivi banali, così sembrava, dopo un litigio per una ragazza. L'altro fratello, Enrico, ha da poco finito di scontare i suoi debiti con la legge. Ad essere indagato per l'omicidio di Andrea fu Antonio Maida, pregiudicato, un parente che si professò innocente. Nel 2012, a febbraio, un misterioso killer uccide Maida con un colpo alla testa mentre sta lasciando la sua officina in via di Torrevecchia. Un omicidio rimasto insoluto. Ma intanto la Distrettuale Antimafia mette sotto i riflettori Walter Domizi, arrestato dai carabinieri che lo accusano di trafficare quintali di droga direttamente dal Sudamerica. Il giorno di Capodanno del 2015 verrà ucciso suo cognato, Igino Duello. A tutt'oggi un mistero chi lo ha ammazzato.

 

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