ROMA

Roghi tossici e bus obsoleti, così a Roma le centraline vanno in tilt

Mercoledì 15 Gennaio 2020 di Camilla Mozzetti
Roghi tossici e bus obsoleti, così le centraline vanno in tilt

Sembra un paradosso: nel pieno dell’emergenza, come nel caso dell’inquinamento ambientale di Roma, prassi e normative vigenti spingono ad adottare il rimedio più semplice, ovvero quello di ridurre uno degli agenti scatenanti che tuttavia non è l’unico.

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Perché poi andrebbe ridotta la circolazione anche dei mezzi dell’Atac o della Ama e scongiurati i roghi tossici nei campi nomadi e quelli che divorano decine e decine di cassonetti dell’immondizia. Se prendiamo la zona della Tiburtina, dove i livelli degli agenti inquinanti, sono tra i più alti, bisogna tenere in considerazione, ad esempio, che in questo territorio i tanti insediamenti abusivi bruciano illegalmente anche dietro pagamento tonnellate di rifiuti.

Cosa si fa invece? Si limita solo la circolazione veicolare privata, perché è lo strumento più immediato a disposizione di un’amministrazione comunale, senza che questo, tuttavia, basti a risolvere il problema, limitandosi invece – e solo parzialmente – a ridurre gli effetti negativi. In sostanza, credere nell’equazione “meno auto a diesel” uguale “automatico miglioramento dell’aria” è sbagliato.

Non c’è una diretta consequenzialità secondo gli esperti se non una minor emissione di agenti inquinanti. Ma in un paziente “ammalato” come è l’aria della Capitale è un po’ come chi prova a curare la broncopolmonite con lo sciroppo. Magari si attenua la tosse ma non si cura il virus. Anche perché se è vero che a produrre inquinamento sono i trasporti e le combustioni, non tutti lo fanno allo stesso modo e con la dispersione delle medesime sostanze nocive. Prendiamo le automobili. I diesel rilasciano maggiori emissioni ma un Euro 6, ad esempio, lo fa molto di meno di un Euro 2 o un di Euro 3, mentre anche la benzina inquina.

E lo fanno anche i mezzi del parco veicolare di Roma Capitale che girano in città per l’Atac, l’azienda dei Trasporti (ogni giorno 1.360 vetture circa in movimento), o l’Ama, la municipalizzata di rifiuti o ancora gli Ncc e i taxi: tutti esentati dal divieto. Come camminano questi mezzi? Nella stragrande maggioranza sempre a gasolio. I pendolari girano su autobus vecchi (l’età media è di 12 anni) e tecnicamente inquinanti giacché le vetture moderne come quelle elettriche restano una chimera. Poi c’è il fenomeno dei roghi tossici all’interno o nelle immediate vicinanze dei campi nomadi. Tonnellate di immondizia, di vecchi mobili, di ferro, di rame incendiate contribuiscono a far schizzare in alto i livelli di diossina che fanno male tanto e quanto le polveri sottili. Nell’aria “cattiva” che respiriamo in questi giorni a Roma – anche a causa dell’assenza di piogge e temporali – ci sono tantissimi elementi.

GLI AGENTI
I più comuni e pericolosi sono le polveri sottili, i pm10 e i pm 2,5 che differiscono per il diametro e raccolgono al loro interno, come aggreganti, metalli tra cui il piombo o l’arsenico. «I pm10 sono i più comuni – spiega la professoressa Maria Rosaria Boni, ordinario all’università Sapienza di Ingegneria sanitaria ambientale – ma i pm 2,5 che hanno un diametro più piccolo sono più pericolosi perché possono raggiungere gli alveoli polmonari e permangono nell’aria molto più tempo rispetto ai pm10 e non basta bloccare le auto per un paio di giorni». Entrambi sono prodotti dalle combustioni dei trasporti ma anche dagli impianti di riscaldamento come le caldaie e dagli impianti industriali. Studi alla mano, è stato accertato che il motore di un veicolo privato alimentato a diesel inquina in media per il 30%. È chiaro che fermare un’auto, però, rispetto a bloccare il riscaldamento condominiale in pieno inverno è molto più semplice. Insieme alle polveri sottili, ci sono poi gli idrocarburi come il benzene o il biossido di azoto e di zolfo e il monossido di carbonio. Il meccanismo di propagazione segue sempre la combustione ma non soltanto delle automobili.

LE SOLUZIONI
Allo stato corrente, servirebbe «Prevenire – concordano la professoressa Boni e il numero uno dell’Arpa Lazio, Marco Lupo – piuttosto che curare». «Se i trasporti inquinano – concludono – oltre alle limitazioni delle auto private servirebbe un cambio notevole dei mezzi pubblici per rispettare l’ambiente. Quindi vetture elettriche ad esempio». Di cui Roma, purtroppo, è profondamente sprovvista. 

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