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Siccità nelle campagne romane, allarme raccolti: dimezzati cereali e grano

La produzione agricola in calo del 30%. «Stiamo cercando di limitare i danni»

Siccità nelle campagne romane, allarme raccolti: dimezzati cereali e grano
di Flaminia Savelli
4 Minuti di Lettura
Domenica 26 Giugno 2022, 09:36 - Ultimo aggiornamento: 09:42

Piogge scarse e sole a picco: la produzione di grano nelle campagne romane segnano già il 30% in meno sulla produzione agricola. Il quadro è stato aggiornato dal Consorzio di Bonifica Agro Tevere Romano che aveva fatto scattare il primo allarme già nel mese di maggio che, con picchi tipici delle giornate più calde di agosto, ha aggravato una situazione già critica e dovuta alle scarsissime precipitazioni invernali: da inizio anno a Roma infatti sono caduti solo 137 millimetri di pioggia rispetto ai 357 millimetri di media degli ultimi 16 anni. Nel resto della regione i millimetri non raggiungono i 100. «Son cifre preoccupanti che non registravano da oltre dieci anni. Il settore è in grave difficoltà e sta cercando di limitare i danni» commenta Riccardo Milozzi, vice presidente del Consorzio di Bonifica e rappresentante CIA (Confederazione Italiana Agricoltori).

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RECORD NEGATIVO
Un record negativo che si è riversato sulla portata dei canali idrici laziali e nelle falde che sono sempre più impoverite. Il Tevere è circa un metro più basso rispetto la sua normale portata, il fiume Velino nel suo corso risente fortemente del 50% di precipitazioni in meno. Situazione grave che ha indotto a far partire gli impianti irrigui sin dal febbraio scorso a Roma e Provincia.
«Una parte della campagna sta già scontando la situazione critica, i raccolti saranno più poveri non ci sono alternative» precisa il vice presidente Milozzi che aggiunge: «La parte più esterna delle nostre campagne, è servita dai canali del Consorzio e in questo momento siamo in grado di soddisfare per intero la richiesta. Il problema riguarda però, nello specifico, la parte di regione proprio limitrofa alla Capitale. Soprattutto la zona a nord» sottolinea Milozzi.
«UNA CRISI SENZA FINE»
«Una crisi senza fine» dice Maurizio Leonelli, titolare di un'impresa agricola che si allarga dalla via Cassia, a La Storta fino all'Olgiata. Dove i campi cotti dal sole e a secco di acqua, hanno già prodotto fino al 50% in meno di foraggio e cereali.

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Non solo: «La qualità del prodotto - precisa l'agricoltore Leonelli - è di molto inferiore a quella che abbiamo sempre prodotto. Anche in questo caso, perché le coltivazioni risentono della scarsità di acqua. Già nel mese di maggio - racconta ancora- abbiamo sollevato le prime preoccupazioni perché le temperature erano fuori stagione. Questo fattore, sommato all'inverno secco, ha preannunciato un pessimo raccolto estivo. Purtroppo tutte le nostre previsioni sono state confermate. Siamo molto preoccupati perché, la peste suina prima e il caro gasolio poi, finiranno per compromettere ulteriormente il nostro lavoro».
A pesare sulla complicata situazione delle campagne romane, anche
IL RAZIONAMENTO
«Senza pioggia il prato naturale è cresciuto poco, anzi pochissimo. Quindi al momento della raccolta, abbiamo registrato la metà del fieno. Il risultato? Siamo costretti a razionarlo ai nostri cavalli» spiega Stefano Pariciani, agricoltore e allevatore.

 


I suoi campi si estendono per venti ettari lungo via della Giustiniana. Ma l'impresa agricola a nord della Capitale, dalla scorsa primavera è piegata dalla siccità. Così il raccolto del fieno ha prodotto, anche nelle sue terre, la metà del prodotto. Anche in questo caso: «Un record negativo mai registrato prima. Ma non ci sono soluzioni in questo momento - dice ancora amareggiato Pariciani - posso solo aspettare di scavallare l'annata. Fino alla fine, spero come i miei colleghi, che la siccità rallenti. Sappiamo però che sarà molto difficile. Il nostro obiettivo per ora è salvare il salvabile sui campi e tutelare gli animali. Quella del razionamento è stata una scelta difficile ma anche in questo caso, l'unica possibile. Abbiamo bisogno di interventi e sostegni concreti- conclude l'agricoltore - l'intero settore sta attraversando una fase complicatissima».
flaminia.savelli@ilmessaggero.it
 

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