Scuola Roma, occupato il liceo Kant. La preside: «La scuola non è più nelle mie disponibilità»

Scuola Roma, occupato il liceo Kant: tensioni con le forze dell'ordine
di Francesco Pacifico
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Sabato 23 Gennaio 2021, 11:54 - Ultimo aggiornamento: 12:32

Occupato, tra non poche tensioni questa mattina il liceo scientifico Kant sulla Casilina. È la prima occupazione a Roma di questo genere, in una settimana che ha visto molte scuole della Capitale non riprendere le normali attività didattiche, nonostante l'ultimo Dpcm preveda il rientro in presenza di almeno la metà delle scolaresche.

Verso le 8 circa 200 studenti hanno preso possesso dell’istituto, pronti a tenere la protesta per una settimana. Come detto, si sono verificate tensioni con le forze dell'ordine, con un ragazzo che è stato allontanato con la forza dagli agenti vicino al cancello secondario e gli stessi poliziotti che provavano a togliergli delle catene.

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La preside del Liceo, Elisabetta Durantini, raggiunta telefonicamente dall'Adnkronos, conferma l'occupazione limitandosi a dire: «Il Liceo è occupato, non è più nella mia disponibilità. Io non ho consentito nulla»

I fatti

Difficile al momento chiarire la dinamica dei fatti. Alcuni presenti hanno raccontato che alcuni studenti stavano provando a mettere un lucchetto a quel cancello, da qui l'intervento delle forze dell'ordine. Ipotesi smentita dai rappresentanti d'istituto: «Il nostro compagno stava soltanto provando a uscire».

Al momento i ragazzi stanno tenendo un'assemblea per decidere il programma della protesta, mentre alcuni agenti in borghese, fuori dall'istituto, controllano che la situazione non trascenda. 

Fuori dal liceo, questa mattina, erano presenti alcuni genitori. Molti di loro approvano la protesta, ma non l’occupazione. Ci spiega una mamma: «Noi capiamo i nostri ragazzi, perché la situazione al Kant è ingestibile soprattutto dal punto di vista della didattica a distanza. Mancano le connessioni veloci e tanti insegnanti fanno fatica a fare lezione perché le videoconferenze si interrompono. Però l’occupazione sarebbe da evitare».

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