Scoperta la gigantesca cisterna romana che alimentava ninfei e fontane sul lago di Albano

Scoperta la gigantesca cisterna romana che alimentava ninfei e fontane sul lago di Albano
di Laura Larcan
3 Minuti di Lettura
Sabato 13 Marzo 2021, 15:00

La grande storia che riaffiora dal lago di Albano. O meglio, dalle pendici del cratere vulcanico, all’ombra del delizioso borgo di Castel Gandolfo, nel cuore dei Castelli Romani. Quella che si tramandava dai racconti di nonni e bisnonni come una colossale caverna (rifugio durante le giornate terribili della Seconda Guerra mondiale) in realtà è una monumentale cisterna della prima metà del I secolo a.C. che scende in profondità per ben 22 metri. Una vertigine.

 

L'antica via Latina riaffiora a Roma durante scavi per il gas. Soprintendenza: «Si vedono i solchi dei carri»

Una breccia nella vegetazione infestante, una finestrella ad arco, e la meraviglia nel ventre del costone. L’osservazione del terreno, esili indizi che solo l’occhio esperto sa interpretare e quel sano pizzico di fortuna che nelle imprese coraggiose aiuta. A intercettare per primi la cisterna colossale di 2100 anni fa (nei pressi di Via Antonio Gramsci) sono stati i ricercatori appassionati dell’associazione Arco di Diana (con in testa Riccardo Bellucci, considerato l'Indiana Jones dell'équipe).

Subito è scattata la collaborazione con la Soprintendenza. «Sono rimasta strabiliata, è gigantesca, non ha esempi simili nell’area. Sicuramente era una struttura collegata al famoso Ninfeo Dorico che sorge nella stessa zona: captava le acque delle sorgenti attorno al lago per alimentare i giochi d’acqua delle fontane», racconta l’archeologa Simona Carosi, responsabile della zona per la Soprintendenza per l'area metropolitana di Roma. 

La suggestione è forte in questo vasto ambiente quadrangolare, largo 11 metri e lungo 15, rivestito di muratura in "opera incerta", la stessa del Ninfeo Dorico con cui era collegato da un sistema di canalette. Un monumento che non era mai stato indagato, studiato e identificato, neanche nella vasta mappatura eseguita nel 1919 dallo studioso Giuseppe Lugli. La cisterna doveva essere al servizio di un complesso di età repubblicana, preesistente alle costruzioni di Domiziano. Ma chi era il proprietario? «L’ipotesi è che facesse parte della vasta villa di Clodio, il noto tribuno delle plebe contro cui si scagliò Cicerone nella sua orazione per Milone», riflette Simona Carosi. La cisterna rientra ora nel progetto di restauro e valorizzazione dei monumenti dell'area, messo a punto dalla Soprintendenza, che coinvolge dal Ninfeo Dorico al suo pendent Ninfeo Bergantino. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA