Sciopero a Roma contro la Raggi, Virginia assediata prova a ricucire

Sciopero a Roma contro la Raggi, Virginia assediata prova a ricucire
di Lorenzo De Cicco
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Venerdì 25 Ottobre 2019, 08:58 - Ultimo aggiornamento: 12:20

ROMA In Campidoglio, da ieri, si fa il tifo soprattutto per la pioggia: i fedelissimi di Raggi scrollano le app sul meteo a caccia di nuvolette e fulmini. Perché una piazza semi-vuota stamattina, con l'acquazzone magari in grado di scoraggiare gli animi meno barricaderi, sarebbe la migliore foto per dimostrare, come ripetono in loop gli uomini della sindaca da giorni, che questo è uno «sciopero politico», insomma «di parte», niente più. Al contrario, il Marc'Aurelio circondato da una folla copiosa e arci-stufa dei 5 Stelle, darebbe il senso di un pressing largo per scacciare i grillini dalla guida di Roma.

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«Sarà guerra di numeri, già lo sappiamo», dicono nel Campidoglio che si prepara all'assedio. Ma c'è chi vorrebbe provare una ricucitura in extremis con la triplice: da ieri, nell'entourage di Raggi, rimbalza una tentazione, che poggia sul rapporto costruito coi confederali in questi tre anni e mezzo di mandato, rapporto all'insegna del consociativismo vecchia maniera, che ora pare essersi sfaldato sotto il peso delle promesse troppo lasche e quindi impossibili da mantenere. L'ala morbida della giunta grillina spinge la sindaca a non chiudere del tutto la porta ai sindacati, per esempio contattando Annamaria Furlan, la segretaria generale della Cisl, con cui un tempo c'era un buon feeling. Ma anche Maurizio Landini, il leader della Cgil che pure solo due giorni fa ha dichiarato che lo sciopero - altro che revoca... - si fa eccome, perché «la città non funziona e il Comune ha chiare responsabilità».
 

Chi sta seguendo la grana sciopero, che oggi rischia di brillare sotto le finestre dell'Assemblea capitolina, ipotizza anche un incontro in Campidoglio con le proteste in corso. Sarebbe l'ultimo colpo di coda: Raggi da una parte, una delegazione di Cgil, Cisl e Uil dall'altra. Per dare l'idea di una mediazione e disinnescare - o quantomeno ridimensionare - la portata della rivolta. È un'offerta su cui un pezzo di Cisl sarebbe anche disposto a ragionare, mentre dalla Cgil, almeno fino a ieri sera, chiudevano ogni spiraglio trattativista: «Non ci andremmo neanche, la Raggi non ha nulla da dirci - dice il leader cigiellino di Roma, Natale Di Cola - basta chiacchiere, ci facciano vedere un cambio di passo, con i fatti e le delibere».

LE CONTORSIONI
Cambio che però non sembra essere all'orizzonte, anzi. Raggi, probabilmente tardi, ha dovuto sterzare rispetto all'approccio ultra-morbido degli inizi. Per risanare Roma e il suo arcipelago di municipalizzate malandate, spesso ridotte a costosi carrozzoni infettati da sprechi e mala gestio, tocca fare scelte difficili, liquidazioni, spending review. Scelte che scontentano, naturalmente, i lavoratori che alle comunali del 2016 avevano riempito il serbatoio elettorale del M5S. Raggi ultimamente sembra aver sposato la linea pragmatica di Gianni Lemmetti, planato a Roma dall'ex giunta Nogarin di Livorno, col placet di Casaleggio jr, per guidare l'assessorato al Bilancio e alle Partecipate. Uno che dice: «I sindacati li vedo se ho tempo, io parlo soprattutto con i manager». Frasi che naturalmente fanno fischiare le orecchie a certi sindacalisti. Non tutti la pensano allo stesso modo, anche nell'esecutivo comunale 5S. C'è chi difende la vecchia linea, ultra-soft, tutta concertazione e sforbiciate leggere, che pure ha portato la città a questo punto.

C'è chi, come il vicesindaco Luca Bergamo, ala sinistra del Movimento, ieri ragionava così: «Lo sciopero non deve precludere il dialogo con i sindacati, le porte restano aperte, è importante parlare, chiarirsi, discutere dell'idea di città che abbiamo, di futuro». Bergamo condivide certe considerazioni di chi sarà in piazza? «Le dinamiche che portano a uno sciopero - risponde il vice di Raggi - sono interne a un ragionamento, a una riflessione dei sindacati, che avranno le loro ragioni. Noi ne prendiamo atto. Lo sciopero è un segnale forte, ma il dialogo deve andare avanti». Tocca capire che farà Raggi, sbalestrata tra le due anime del Movimento, quella più pragmatica e quella consociativista, mentre le partecipate affogano nei debiti - vedi l'Ama, che fino al 2016 era in attivo - mentre partono i pre-annunci di licenziamento (Multiservizi) o le procedure di messa in liquidazione (Roma Metropolitane). E forse per ricucire questi strappi, più che quelli con i sindacati, il tempo per i grillini in Campidoglio è già scaduto. Raggi, parlando dei poteri per Roma, ieri ha detto «sono il sindaco di tutti». Ma tanti scenderanno in piazza oggi per dire il contrario.

 

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