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Roma, scandalo scale mobili. Sabotaggi concordati in chat: «Cambiate i codici di quegli allarmi»

Venerdì 13 Settembre 2019 di Michela Allegri
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Metro Roma, incidente scale mobili. I sabotaggi concordati in una chat: «Cambiate i codici di quegli allarmi»

I sabotaggi e gli occultamenti, per risparmiare sugli interventi e per evitare sanzioni, venivano ordinati ai dipendenti attraverso una chat su Whatsapp dedicata. A raccontarlo ai pm, è un dipendente della Metroroma finito sotto inchiesta: Alessandro Antonelli. Era stato l'ultimo ad effettuare un intervento di manutenzione del sistema frenante nella metro Repubblica. Ed era stato accusato dai superiori di essere stato lui ad apporre le fascette da elettricista. Negando l'addebito, di fronte alla Commissione d'inchiesta Atac, Antonelli fa «presente che le indicazioni aziendali riportate su un gruppo WhatsApp, disponevano di non utilizzare alcuni codici di guasto, in quanto avrebbero generato penali per l'azienda». 

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Chat che è stata consegnata ai pm. Ecco alcuni esempi. Fiorenzo Girone - indagato - scrive: «Per le scale mobili che hanno problemi di freni non usate sempre gli stessi codici. Evitate di abusare dei codici 1, 10 e 2». E ancora: «Attenzione ai turnisti di oggi e domani. Le chiamate sono sempre per le stesse stazioni e per gli stessi impianti. Segnalare codici diversi». Di nuovo: «Nonostante abbia segnalato sabato 25/05 che non bisognava usare il codice 5 per scala mobile a Manzoni è stato usato. Siamo a quota 9 segnalazioni, alla decima scatteranno le penali». Girone lo dice anche intercettato, lamentandosi con un collega: «Ogni volta chiamo, non mettere sto codice, metti quell'altro, qualche volta mi ascoltano, quelli poi si cagano sotto, cioè una cosa semplice sta diventando complicata».

POCO PERSONALE
Gli escamotage per falsificare gli interventi di manutenzione e per insabbiare le anomalie, per la Metroroma erano l'assicurazione di guadagni. Basti pensare che la ditta aveva solo 37 dipendenti, incaricati di seguire 2.924 interventi annui, più altri 731 controlli trimestrali: una missione impossibile. Oltretutto, il personale era composto solo da soggetti con qualifica di «operaio o apprendista».

I falsi interventi di manutenzione, per i quali la ditta di manutenzione veniva regolarmente pagata, sono decine. Alcuni sono clamorosi, i dirigenti Atac finiti sotto inchiesta ne erano consapevoli: emerge dalle conversazioni intercettate. Come quando Marina Adduce - non indagata - dice al suo capo Renato D'Amico che Ettore Bucci e Nazario Filippi, entrambi di Atac, le hanno inviato un report di manutenzioni sui servoscala nelle stazioni Euclide e Labaro. Peccato che si trattasse di impianti che non erano mai stati messi in funzione: «La ditta non c'è mai andata», sottolinea la Adduce. Si tratta di una conversazione che, per il gip Massimo Di Lauro, «lascia basiti. Talmente è smisurato il senso di onnipotenza di Bucci da indurlo a rappresentare l'esistenza di interventi su impianti mai messi in funzione». Tra l'altro, alla ditta Metroroma sono state pagate manutenzioni non eseguite. «Labaro e Euclide gridano vendetta», dice la Adduce. E poi aggiunge: «Facciamo finta di niente e glielo rimandiamo dicendo di correggerlo». Quando sottopone a D'Amico un altro report falsato e chiede se debba comunque approvarlo, lui risponde: «Mica possiamo dire tutto no».
 


I CAPITOLATI
Poi c'è la questione delle spese lievitate dopo gli incidenti. Bucci, infatti, sottolinea di avere dovuto dare in corsa un incarico a un consulente «per la redazione dei capitolati inerenti la gara di appalto per la manutenzione». «Ho dovuto affida' l'incarico al volo a uno da 17mila euro». La preoccupazione degli indagati è che la Procura «si interessi anche al lievitamento dei costi dei lavori». Bucci dice: «Qui diciamo ballano 3 o 400mila euro de roba, solo su Spagna ballano du piotte».

Ultimo aggiornamento: 14 Settembre, 00:57 © RIPRODUZIONE RISERVATA