CORONAVIRUS

Università, alla Sapienza si torna in aula dopo il Covid: via a esami scritti e orali dal vivo

Martedì 23 Giugno 2020 di Stefania Piras
I primi esami dopo il Covid alla Sapienza nel dipartimento di Chimica

Nelle scorse settimane il rettore Eugenio Gaudio aveva lanciato un amo agli studenti; un sondaggio per sapere chi se la sentiva, con le opportune misure di sicurezza, di tornare a frequentare l’Università per sostenere gli esami di profitto. L’80% degli studenti ha risposto entusiasta. I primi a organizzarsi sono stati quelli del Dipartimento di Chimica guidato da Luciano Galantini. E così ieri dopo tre mesi e mezzo 108 ragazzi sono tornati a varcare i cancelli di piazza Aldo Moro per uno scritto e 5 studenti per gli orali. C’è ancora l’opzione, per chi non vuole, di sostenere gli esami da remoto, collegati in videoconferenza. 

Scuola, come si tornerà a settembre: banchi a un metro e ingressi scaglionati

L’interazione con il docente è come un concerto dal vivo, si può comprare il disco ma la performance live è un’altra cosa. La prima studentessa a scrivere le formule sulla lavagna e a rispondere alle domande del professore in Aula I è stata Chiara Benedetto, 22 anni, romana. Esame di Dinamica degli inquinanti e risanamento dei siti inquinati, voto: 27. «Ho dato un esame anche in videoconferenza ad aprile, non è la stessa cosa». «Se non cominciavamo noi che siamo scienziati chi poteva farlo?». Il prof Marco Petrangeli Papini è orgoglioso di aver inaugurato il ritorno all’accademia. Quella vera, sottintende. E cioè la dialettica, no i quiz, il tema a piacere per rompere il ghiaccio, la domanda trabocchetto per verificare l’apprendimento completo di un argomento, il ragionamento e i passaggi alla lavagna, la “chimica” che si instaura tra docente e alunno. Già durante la quarantena lui ha fornito documenti e lezioni integrate, e molto apprezzate, su varie piattaforme online. Igino De Bellis, 21 anni, di Sant’Apollinare in provincia di Frosinone, è alla lavagna. Ci sono diversi studenti collegati al computer per assistere al suo esame. «Ma non mi sentivo solo e assediato, sul palco davanti al pubblico come negli esami da remoto», dice Igino. Durante la quarantena ha dato due esami: chimica industriale, voto 20, e poi la settimana scorsa geochimica, voto 18. Ieri, all’esame orale di Processi ed impianti ha fatto risalire la media: 24. «Durante gli esami a distanza la tua risposta sembra irreversibile e ti condanna. In presenza invece se c’è un errore lo recuperi grazie al ragionamento guidato del professore. Gli esami da remoto erano una fatica: scrivevo su un foglio la formula a caratteri cubitali, dalla webcam non si vedeva bene, dovevo cancellare, riscrivere più grande ancora, poi  si perdeva il filo del discorso...». Racconti di disagio e paura che la formazione diventasse troppo fai da te.
Ma ieri c’è stato anche una prova per 108 iscritti al primo anno. Era un esame di quelli tosti: Chimica inorganica con prova di laboratorio; per alcuni era in assoluto il primo esame universitario. Distanze di due metri, file alternate, obbligo di mascherina. 

LE TESTIMONIANZE
«Le prime ore sono state difficili: fare l’esame con la mascherina è complicato, il cervello ha bisogno di essere ossigenato e la respirazione non è ottimale», dice Roberto Chiarantano, 20 anni. «È andato tutto bene, ecco ora bisogna aspettare 24 ore», dice la professoressa Maria Pia Donzello guardando i compiti appena consegnati impacchettati in una scatola che rimarrà aperta in una stanza arieggiata per far “respirare” i fogli protocollo (è una misura precauzionale anti contagio). Solo dopo verranno toccati e corretti. «La presenza permette un contatto con lo studente, io lo preferisco», dice il professore Gustavo Portalone. 
All’ingresso c’è una soluzione di disinfettante “made in Sapienza”: alcol denaturato, acqua ossigenata e una parte di glicerina per rendere il preparato più morbido per l’epidermide. Tutti dicono la stessa cosa: da remoto se c’è un intoppo tecnico la sessione viene annullata e la frustrazione monta alle stelle. In presenza te la giochi con una carica psicologica diversa. «Il gusto vero è stato varcare di nuovo quei cancelli maestosi», dice Chiara Benedetto per cui quel 27 ha una specie di ceralacca invisibile sopra.

© RIPRODUZIONE RISERVATA