ROMA

Roma, svolta nell'inchiesta sul trapper Saor: ucciso da un mix di droghe

Mercoledì 9 Ottobre 2019 di Adelaide Pierucci


Writer, tatuatore e soprattutto trapper punk hardcore. «Voglio la morte, voglio droga, sono finito in un tunnel». Cantava così Saor in uno dei pezzi che lo hanno portato alla ribalta nella scena musicale underground romana assieme alla più famosa Casino al Casilino, un inno graffiante alla sua Centocelle. A cinque mesi dalla morte del musicista romano, 29 anni, all'anagrafe Cristian Ballena, peruviano di seconda generazione, è arrivata la conferma che a ucciderlo sia stato un cocktail di droghe pesanti. Lo ha confermato la consulenza tossicologica appena depositata in procura. Ora resta da accertare chi ha fornito lo stupefacente e chi, per scrollarsi ogni colpa, lo ha abbandonato per strada, a Tor Pignattara, quando già cominciava ad albeggiare e probabilmente non respirava più.

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L'accertamento medico legale ha comunque dato una nuova sferzata alle indagini concentrate sulle ultime ore di vita del trapper. Il pm Mariarosaria Guglielmi che sin da subito aveva aperto un fascicolo con il titolo di reato di morte come conseguenza di un altro reato, ora individuato nello spaccio di sostanze stupefacenti, ha focalizzato le attenzioni in particolare su una nuova cerchia di conoscenti del trapper e in particolare due giovani che lo avrebbero incontrato proprio la notte del 23 maggio. Era stata una donna, affacciandosi alla finestra di uno dei palazzoni di via Anassimandro, a scorgere quel corpo a terra. Le speranze che il giovane fosse ancora vivo si sono subito spente. Saor era morto almeno da un paio di ore, nessun segno di violenza, solo del sangue che fuoriusciva dal naso.

I carabinieri hanno escluso subito l'omicidio e la rapina. Nel bomber ancora il portafogli con soldi e documenti, ma non il cellulare, quasi sicuramente fatto sparire per allontanare i sospetti. Le indagini, invece, sono partite proprio dai tabulati telefonici, dal giro di chiamate effettuate dal trapper, dalle persone che aveva incontrato nelle ultime ore. È probabile che Saor non fosse solo quando è morto, ma in compagnia di qualcuno. Un conoscente, o più probabilmente due pusher, che hanno prima tardato a soccorrerlo sperando che riuscisse a superare l'overdose e che poi quando si sarebbero resi conto che non c'erano più speranze hanno pensato solo a liberarsi del corpo. Una fine che Saor non meritava. I suoi testi, crudi e controversi, dominati da sonorità che lui definiva horror, riflettevano la durezza, ma anche la carica vitale della strada. Con Casino der Casilino ha raccontato le sue giornate da bomber in mezzo ai treni e fra i palazzi, vestito con pantaloni stretti da scavalco...North Face e bomberino, scodella, motorino. Per i writer romani, per gli amici e per i fan il suo testamento musicale. Dipingo questa Roma mia, Casilino è tutta na famija. Casino der Casilino, famo casino..Non è segreta la mia identità, frà.
 

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