Castelli, allarme rosso per l'Ospedale: perderà nove medici al pronto soccorso. Servizi a rischio

Il Nuovo Ospedale dei Castelli (Noc) voluto dalla Regione ad Ariccia
di Luigi Jovino
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Mercoledì 6 Ottobre 2021, 09:56 - Ultimo aggiornamento: 11:53

Fuga dei medici dai reparti di Pronto soccorso di diversi ospedali dei Castelli nella Asl Rm6 che dipende dalla Regione Lazio Nelle prossime settimane nove medici dell’Ospedale dei Castelli, ad Ariccia, andranno via, oppure saranno trasferiti, mettendo in crisi, per grave carenza di organico, il nosocomio che tenta di riprendersi la pandemia. Altre defezioni in vista negli ospedali di Velletri e di Frascati. La Regione Lazio per coprire i vuoti di organico nei mesi scorsi ha emanato un bando per l’assunzione di 36 medici nei reparti di Pronto soccorso per l’azienda sanitaria guidata da Narciso Mostarda, in uscita verso il San Camillo di Roma. Ma si sono presentati solo 19 professionisti e di questi solo cinque hanno accettato l’incarico.

Allarme per l'Ospedale dei Castelli


La mancanza di personale medico specializzato negli ospedali pubblici è più grave perché la richiesta di prestazioni, di interventi medici chirurgici e diagnostici è aumentata vertiginosamente. Durante la pandemia, molti, per paura del contagio, hanno rimandato visite specialistiche, analisi di laboratorio e operazioni: ora vogliono recuperare. La Asl cerca di correre ai ripari ma la questione è complessa. I dottori Salvatore Pace e Massimo Di Domenica, responsabili dell’associazione “Cittadinanza attiva” dei Castelli Romani stanno redigendo un dossier per capire ed analizzare le ragioni che inducono i medici del Pronto soccorso a rinunciare al ruolo nel momento in cui per molti professionisti la conquista di un posto stabile di lavoro è un obiettivo ambito. «Il problema – dice Cittadinanza Attiva – è generale e non riguarda solo l’Asl Rm 6. Vogliamo che gli stessi medici dei reparti di Pronto soccorso ci suggeriscano delle indicazioni per rendere il loro lavoro più accettabile, dignitoso e sicuro. Stiamo preparando un questionario che presto distribuiremo e che poi analizzeremo».

I MEDICI

I medici di Pronto soccorso confessano di «vivere una situazione difficile perché in reparto si sta come in una trincea di guerra». Molti - è accaduto - sono stati aggrediti e malmenati dai familiari di pazienti e non si contano le denunce o i procedimenti giudiziari. Gli stipendi non sono un granché e spesso si è costretti a lavorare in turni massacranti. I reparti di Pronto soccorso sono nell’occhio del ciclone. Per il ruolo delicato sono esposti al controllo dei media e molte volte le inadempienze e le inefficienze dei dirigenti delle Aziende sanitarie locali ricade su questa categoria che rappresenta il front office ed il primo contatto con il pubblico. La situazione si è aggravata con il Covid. Per proteggersi dal contagio i medici hanno dovuto indossare occhiali, ingombranti tute e copricapo e spesso per il grande affollamento dei reparti non hanno trovato neanche il tempo di bere un bicchiere d’acqua. Insomma un sacrificio enorme che molti per stanchezza non riescono a sopportare. «Il personale infermieristico ed i medici del Pronto soccorso – hanno detto i dottori Pace e Di Domenica – sono stati eroici. Molti si sono ammalati e pagato con la vita la loro abnegazione. Certamente il loro è un ruolo difficile, ma irrinunciabile. Saranno gli stessi medici ad indicare le soluzioni da adottare per evitare tante defezioni da questo reparto strategico e fondamentale. Contiamo sulla collaborazione degli ordini professionali e dei dirigenti sanitari per risolvere questo problema».

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