Roma, Alfredo il boss di San Basilio patito di calcio: prima in campo poi l'arresto

Martedì 21 Gennaio 2020 di Alessia Marani e Camilla Mozzetti

«Abbiamo dimostrato chi siamo, sia nel campo che fuori dal campo», dice sicuro ai microfoni Alfredo Marando, patron del Real San Basilio, intervistato nel dopo partita. La sua squadra ha appena infilato un poker di goal al diretto avversario per il vertice della prima categoria, il Fidene. È domenica pomeriggio, il questore per motivi di sicurezza aveva imposto di giocare il match sul terreno del Francesca Gianna e non ai Pionieri, nella tana del Real. Circostanza che non ha impedito agli ultras di dare il consueto buongiorno agli avversari: «Fidene trema. Davanti a te c'è San Basilio! Benvenuti all'inferno!», così lo striscione sugli spalti.

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Alfredo Marando, giovane presidente arrivato dalla Locride e impiantato tra i lotti delle case popolari, pur non avendo un lavoro stabile, è riuscito nella scalata societaria: prima di Natale ha invitato squadra e staff alla cena per gli auguri, ha fatto acquisti e portato il team in cima alla classifica. Tutti lo rispettano e tutti gli sono devoti. Passa qualche ora, giusto il tempo di brindare all'ennesima vittoria e incassare gli elogi dei tifosi, che i carabinieri, nella notte, bussano a casa sua e lo arrestano. Per gli investigatori del Nucleo Operativo della Compagnia Montesacro, coordinati dalla Dda, infatti, è lui, spalleggiato dal fratello Ciccio e dai cugini Domenico e Paolo Perre, a capeggiare un'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, ormai padrona incontrastata della piazza di San Basilio e in grado di rifornire di grossi quantitativi di droga gruppi ritenuti amici. I militari erano sicuri che non si sarebbe allontanato da Roma nel week-end, perché non si sarebbe mai perso la sfida più importante del campionato.

OSTIA E MONTESPACCATO
Non è la prima volta, del resto, che i clan emergenti individuano nel calcio uno straordinario veicolo di consenso attraverso cui accrescere il proprio prestigio personale, offrire protezione e farsi riconoscere rispetto. Il tutto nell'ambito di una precisa strategia di controllo del territorio. Era finito nelle mani dei Gambacurta il Montespaccato Calcio ed era piombato nella sfera di influenza di epigoni della vecchia banda della Magliana, il Morandi di Ostia. Non solo questione di carisma e consenso. Attorno al mondo del calcio girano molti soldi, spesso al nero e le squadre possono rappresentare una lavatrice perfetta per soldi esentasse, compresi quelli provento di criminalità. E tra schiere di ragazzini appassionati e tifosi galvanizzati è probabilmente più facile reperire pusher e clienti. Tanto che nelle intercettazioni di Coffee Bean le dosi migliori di cocaina vengono indicate come capitani.

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