Sabaudia, bandi su misura per favorire le ditte amiche: «Questi li buttiamo fuori»

Sabaudia, bandi su misura per favorire le ditte amiche: «Questi li buttiamo fuori»
di Michela Allegri
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Mercoledì 23 Febbraio 2022, 22:25 - Ultimo aggiornamento: 22:27

Appalti frazionati, accordi sottobanco, una strategia precisa per eliminare le ditte rivali e favorire le società di imprenditori amici. Un piano B pronto a scattare per sbaragliare la concorrenza. E, addirittura, un doppio gioco scoperchiato dagli inquirenti. Mentre gestiva le pratiche per revocare una gara vinta da un'impresa che non faceva parte del suo giro di contatti, infatti, la sindaca di Sabaudia, Giada Gervasi, avrebbe presentato un esposto su quella stessa procedura, avvicinando anche il comandante dei Carabinieri per mettere le mani avanti in caso di contestazioni: il suo intento, secondo gli investigatori, era depistare possibili indagini e addossare la responsabilità ai suoi collaboratori. Emerge dagli atti dell'inchiesta che due giorni fa ha portato la prima cittadina ai domiciliari, insieme ad altre 10 persone, con accuse che vanno, a seconda delle posizioni, dalla turbata libertà degli incanti al falso, dal peculato alla corruzione. È dagli atti che emerge il «sistema Sabaudia»: la rete di sotterfugi utilizzata per pilotare le commesse relative alla Coppa del mondo di canottaggio, che si sarebbe dovuta tenere nella cittadina del litorale laziale nel 2020.

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La gara

Il 15 novembre 2019 viene pubblicato sul sito del Comune il primo bando: quello per la realizzazione di un impianto di cablaggio per il campo di gara. Per il gip è eloquente l'intercettazione di uno dei tecnici responsabili, che parla con l'assessore Innocenzo D'Erme di una delle ditte: «Poi me devi dì chi è che la elimino subito», dice, «facendo chiaramente intendere il suo asservimento sugli esiti delle gare», annota il giudice.
Una delle commesse più importanti riguarda la realizzazione del campo di regata. Ad aggiudicarsi il lavoro è la Dea Costruzioni: in Comune c'è agitazione, perché non si tratta di una delle società amiche. L'appalto verrà quindi revocato, frazionato «in tre gare tutte turbate», secondo l'accusa, a favore dell'imprenditore Giuseppe Pellegrino. Ma ecco i dettagli. All'inizio di dicembre, l'assessore D'Erme si attiva per cercare di escludere le prime due ditte classificate. Telefona al geometra Edoardo Piovesana manifestando dubbi sulle società. Il tecnico risponde: «Non puoi escluderli, non c'è la motivazione». D'Erme cerca appigli, sottolinea che i responsabili delle due società hanno lo stesso cognome e le sedi sono vicine. Ma ancora una volta Piovesana risponde che «sono due sedi diverse... che dobbiamo fare?». Il 5 dicembre viene assegnato l'appalto alla Dea Costruzioni. D'Erme, durante la riunione, esce dalla stanza e telefona ad un amico avvocato: «Mo' vediamo come buttarli fuori», dice. L'8 dicembre c'è una riunione tra D'Erme, la sindaca e il dg del comitato organizzatore Sabaudia MMXX, Luigi Manzo. È Manzo a introdurre il discorso della gara andata male: «Cominciamo già con le brutte notizie?». Sostiene di non essere stato ascoltato: «Se mi dessero retta a Luigi un po' prima...». Per il gip, si riferisce a «un accordo preventivo sulla turbativa». Un concetto che Manzo ribadisce anche il 24 dicembre parlando con un altro indagato, Giovanni Bottoni, responsabile del settore Lavori pubblici: «Se la segretaria avesse fatto quello che ho consigliato non saremmo in questa situazione, eh?». Bottoni risponde: «Infatti è come diceva il Sindaco», rivelando, secondo il giudice, il coinvolgimento della Gervasi. Nel corso della riunione, comunque, viene deciso di revocare la gara. Alle 20.40, Manzo telefona a Pellegrino, come emerge dai tabulati.

Il bando

Il passo successivo è la redazione di un bando finalizzato a restringere il numero dei partecipanti: si tratta di un «bando fotografia», sottolinea l'accusa, cucito su misura per la ditta amica. Scatta quindi quello che gli indagati chiamano il «piano B». Il 12 dicembre 2019, Sandro Dapit, consigliere comunale con delega ai lavori pubblici, parlando con D'Erme, dice: «Perfetto, vediamo di andare verso il piano B!». Il programma è concedere un affidamento diretto di alcuni lavori. Il primo punto, però, è la pubblicazione di una determinazione di revoca della gara: viene motivata con un parere tecnico che disponeva il divieto di effettuare lavori sul lago nei mesi di gennaio e febbraio. «Un pretesto falso», sottolinea il gip, visto che, per i successivi appalti assegnati alle ditte amiche, «i lavori si sono succeduti anche nei mesi interdetti, grazie alle proposte di deroghe richieste dalla sindaca».

L'esposto

Dalle carte emerge anche un altro dettaglio. Il 10 gennaio 2020, la Gervasi avrebbe cercato di «accreditarsi quale confidente del comandante della stazione dei Carabinieri di Sabaudia». Nell'informativa da lui redatta viene sottolineato che la prima cittadina avrebbe cercato di «depistare eventuali indagini o responsabilità a suo carico, indirizzando i sospetti sulla gestione di alcune gare nei confronti di alcuni capi settori, tra i quali Bottoni e D'Erme». La sindaca aveva anche incontrato il comandante della Finanza e aveva parlato di un esposto da lei presentato, che riguardava la gestione della gara revocata. «Essendo la Gervasi un avvocato - scrive il gip - sia le illazioni nei confronti degli accoliti che l'esposto, risulterebbero funzionali a precostituirsi un alibi in caso di contestazioni formali».

 

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