Forbes premia due giovani romani fondatori di Starting Finance: «La Borsa è il futuro»

Forbes premia due giovani romani fondatori di Starting Finance: «La Borsa è il futuro»
di Valeria Arnaldi
4 Minuti di Lettura
Giovedì 1 Aprile 2021, 12:06

Romani, 25 anni, Marco Scioli ed Edoardo Di Lella sono tra i cento under30 più influenti secondo Forbes Italia. Merito di passione ed intuizione. Nel 2016 - formalmente nel 2018 - hanno fondato Starting Finance, creando la più grande community di under30 appassionati di finanza. Il risultato? Oltre 320mila follower sui social, trenta club in atenei italiani e molti progetti, a partire dalla app - una sorta di “FantaBorsa” - di imminente uscita. Nel mezzo, appunto, l’ingresso nella top100. «Gli anni passati - commenta Scioli - avevamo visto vari amici in classifica. Adesso, tra numero dei follower e aumento di capitale, con un milione di euro di investimenti raccolti dalla nascita, non lo davamo per scontato ma ci pensavamo». 

Come è nata l'idea

E sì che tutto è nato quasi per caso. «Ci siamo conosciuti, nel 2016, grazie alla mia fidanzata, oggi ex - spiega - Dalla prima cena, una sera al Circeo, abbiamo capito che avremmo potuto creare qualcosa. Edoardo veniva da un anno di studi negli Usa, dove aveva visto che le questioni economiche erano frequenti nelle conversazioni tra i giovani, come da noi il calcio. È stata la scintilla. In Italia mancava una piattaforma dove trovare appassionati alla materia». 

Da qui l’idea di crearla. «Ho fatto un anno di liceo a San Francisco - ricorda Di Lella - in America anche i ragazzi investono. In Italia, perfino chi ha ricchezze spesso, per paura, non lo fa». All’epoca studenti - Di Lella alla Luiss, Scioli a Roma Tre - hanno lavorato al progetto in ogni momento libero. «La prima idea - prosegue Di Lella - è stata creare un simulatore del mercato finanziario. Quando ne parlavamo a possibili investitori, il primo anno, trovavamo solo porte chiuse. Così, abbiamo pensato di avviare prima la community sui social. In Italia ci sono tanti siti a tema ma per utenti competenti, noi abbiamo scelto di dare informazioni ai non esperti, fare educazione, creare conoscenze». 

Il simulatore però non è stato dimenticato e ora sta per diventare realtà. «A metà maggio - annuncia Scioli - lanceremo la piattaforma, che replicherà l’andamento del mercato finanziario. Gli utenti potranno comprare e vendere titoli, senza investire soldi reali. Sarà una sorta di Fantacalcio della Borsa. Qui non bisognerà creare squadre, ma portafogli di investimenti. Il migliore vincerà». 
Accanto alla community, Starting Finance propone masterclass, le realizza pure per aziende, fa incontri nelle scuole. Il team è tutto under30 o quasi. Il più “anziano” ha trentuno anni. La strategia è raggiungere l’utente tramite canali diversi. Così la community cresce. E cambia. «Nelle fasi iniziali - continua - la fascia principale era 18-24 anni. Ora è 25-34. Stiamo lavorando sulla partecipazione femminile. Sta crescendo. All’inizio i ragazzi rappresentavano l’81% dell’utenza. Oggi sono il 70%. Per coinvolgere lettori, cerchiamo temi vicini alla vita di tutti i giorni. La gente così si appassiona all’economia, materia che, per noi, dovrebbe essere insegnata a scuola, già alle medie». 

Il sogno: prima calciatore, ora presidente?

Era questo il futuro che desideravano entrambi? «Da piccolo sognavo di fare il calciatore - confessa Scioli - la passione per il calcio è ancora forte. Sarebbe splendido, un giorno, poter comprare una squadra, magari la Roma. L’economia, però, era sempre presente. Da bimbo, papà mi portò a Disneyland e vedendomi silenzioso mi chiese a cosa stessi pensando: moltiplicavo il numero di persone in fila per il costo dei biglietti per calcolare il guadagno». 

«Vengo da una famiglia di medici - dice Di Lella - Nessun contatto con la finanza. Quando ero piccolo, però, mio padre diceva che, cresciuto, avrei avuto a che fare con i soldi: per farmi mangiare, mi facevano contare le monete. Così stavo tranquillo». E adesso? «L’ambizione - affermano - è la quotazione in Borsa. Chissà, magari tra cinque anni. Ora bisogna lavorare». 

 

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