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Roma, «Il mio zaino rubato localizzato nel campo rom grazie al Gps: ma nessuno è intervenuto»

Il racconto di Luca: "Derubato a Caracalla, il gps dell''orologio mi ha dato la posizione ma gli agenti mi hanno detto che non possono perquisire l'accampamento"

Roma, «Il mio zaino rubato localizzato nel campo rom grazie al Gps: ma nessuno è intervenuto»
di Emiliano Bernardini
4 Minuti di Lettura
Martedì 2 Agosto 2022, 06:59 - Ultimo aggiornamento: 3 Agosto, 00:13

Sabato sera, Luca Ioli decide di accompagnare sua madre a vedere la Carmen al teatro dell'Opera estivo a Caracalla. Una sera d'estate da passare all'aperto immersi nell'arte. Peccato però che oltre al finale drammatico dell'opera, l'uccisione della Carmen, ci sia un finale di serata amaro anche per Luca e sua madre. «Avevo parcheggiato la macchina in largo Bruno Baldinotti a pochi passi da Caracalla. Finita l'opera ci siamo incamminati verso l'auto e mentre ci avvicinavamo ho notato che diverse auto parcheggiate avevano i finestrini rotti. Ho pensato subito a qualche vandalo e ho sperato che la mia macchina si fosse salvata». E invece nulla. Ecco l'amara sorpresa. «Il finestrino posteriore destro era rotto e il sedile posteriore era stato divelto. Ho subito notato che mancava uno zainetto dentro il quale avevo messo dei vestiti di ricambio e l'Apple watch».

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«È LÌ, RECUPERIAMOLO»
A quel punto però Luca ha una intuizione: «La prima preoccupazione è stata quella di disattivare l'orologio dove era memorizzata la carta di credito. A quel punto però ho notato che l'orologio era acceso e il gps, tramite l'app Find my watch, lo localizzava in via Candoni 80. Subito ho chiamato il 112 e ho spiegato la situazione mentre mi recavo sul posto ignaro di cosa ci fosse lì». In via Candoni 80, in zona Magliana, ci sono quindicimila metri quadrati di terreno, un centinaio di container, circa 800 persone, 200 minorenni, che vivono in baracche fatiscenti, in scacco delle continue faide interne tra famiglie di diverse etnie. Uno degli undici ghetti etnici che Roma da anni promette invano di smantellare. «Arrivato lì ho subito individuato la volante della polizia alla quale ho mostrato il telefono con la localizzazione attiva. I due agenti però che mi hanno spiegato che quello è un campo rom di difficile gestione e mi hanno detto di stare attento e di non addentrami. Anzi mi hanno chiesto di far suonare l'orologio (c'è una funzione che lo consente) e loro avrebbero provato a rintracciarlo». Luca resta in disparte e fa suonare l'orologio. «Gli agenti però hanno fatto solo un giro limitrofo. Non sono entrati». Non sentendolo suonare, nonostante il gps indicasse l'esatta posizione i due poliziotti hanno detto a Luca che non potevano perquisire le roulotte presenti. Per farlo avrebbero dovuto avere un mandato. Luca insiste e continua a mostrare agli agenti il punto esatto. Niente da fare. E così Luca è costretto a mandare giù la storiaccia e a tornare a casa.


LA QUESTURA
Contattata da noi la polizia ha fornito la sua versione dei fatti. I due agenti avrebbero sì chiesto al ragazzo di far suonare l'orologio ma non si sarebbero limitati ad un giro fuori dal campo. I poliziotti sarebbero entrati nella prima parte campo ma non sentendo nessun rumore e non potendo perquisire tutti i container avrebbero detto al ragazzo che oltre questo non potevano andare. Anzi gli agenti avrebbero trovato anche una piccola discarica con altri oggetti rubati. «Di fatto mi sono sentito beffato due volte: mi avevano rubato l'orologio e nonostante avessi individuato il punto esatto la polizia non poteva fare nulla di più» il commento amaro di Luca.

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