Roma, soldi e cene ai funzionari per evitare i controlli: indagati 5 vigili urbani

Fermati i titolari di uno studio tecnico: pagavano per favorire alcune pratiche

Soldi e cene ai funzionari per evitare i controlli: indagati 5 vigili urbani
di Michela Allegri
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Giovedì 24 Marzo 2022, 00:12 - Ultimo aggiornamento: 25 Marzo, 07:37

Non solo denaro in contanti e favori: le tangenti erano, all’occorrenza, buoni carburante, cene, addirittura un prosciutto e «pensierini» di Natale. Per il gip, che ha disposto 3 arresti e 4 sospensioni dal servizio a carico di agenti della Polizia locale del gruppo Tuscolano e di un funzionario del VII Municipio, si trattava di «una sistematica attività di corruzione». Dalle indagini della Finanza e del pm Carlo Villani, infatti, è emerso che favori e bustarelle servivano per oliare le pratiche dei clienti dello “Studio tecnico Mari”: i pubblici ufficiali, per somme dai 200 ai 1.000 euro, avrebbero rivelato in anticipo le ispezioni programmate in locali e ristoranti e, in occasione dei controlli, avrebbero chiuso un occhio su irregolarità palesi, come arredi non a norma, tavolini selvaggi e insegne abusive. Tra i clienti aiutati, due componenti della famiglia Casamonica, l’Hotel Palacavicchi, ma anche un fruttivendolo, un B&B e un carrozziere.

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LE ACCUSE
Ai domiciliari ci sono Bruno e Cinzia Mari, fratello e sorella, geometri e titolari dello studio. Stessa misura anche a carico del vigile Ciro Della Porta. Nei confronti di altri due caschi bianchi, Simonetta Pompei e Claudio Fleres, e del funzionario dell’Ufficio edilizio del VII municipio, Roberto Mancinelli, il gip ha disposto la sospensione dall’esercizio per 3 mesi. Per i fratelli Mari - e anche per il padre Domenico e il cugino Ferruccio - l’accusa è associazione a delinquere finalizzata alla corruzione. Mentre per gli altri indagati - 12 in tutto dei quali 5 vigili - le accuse vanno dal falso alla corruzione, fino all’accesso abusivo al sistema informatico. Il gip Corrado Cappiello scrive nell’ordinanza che si tratta di «un vero e proprio sodalizio criminale». Il procedimento nasce dal fallimento di due società del Gruppo Cavicchi e agli atti ci sono intercettazioni telefoniche e ambientali, ma anche video di telecamere installate all’interno degli uffici che immortalano la consegna del denaro.

Le conversazioni captate dai finanzieri del Nucleo Pef sono eloquenti: «Sono venuti i vigili in ufficio… vengono a pijà i soldi», dice uno degli indagati. E ancora: «Ho incassato 100 euro, ne ho spesi 2mila». In un’altra conversazione uno dei tecnici afferma: «I vigili li abbiamo tappati». E quando chiede la parcella al cliente specifica: «Sarebbero mille euro in più… e ci stanno i soldi che ho dato al vigile». Le mazzette venivano usate per arrotondare lo stipendio e per togliersi qualche sfizio, come dice la Pompei, che racconta di avere utilizzato i 100 euro intascati in uno dei controlli pilotati per fare shopping. Il 19 giugno 2020, la donna, parlando con Della Porta, dice: «Me so spesa subito i 100 euro… un reggiseno e due mutande da costume: 70 euro. Poi me serviva un paio de scarpe nere e c’erano pure gli sconti… quindi un paio de scarpe e una ciabattina ho pagato 47 euro… ci ho rimesso 17 euro, vabbè, magari tutti i mesi!». Due vigili sarebbero andati a prendere le mazzette con l’auto di servizio. Da qui la contestazione di peculato. Avrebbero raggiunto il Palacavicchi e, come regalo di Natale, avrebbero ricevuto da un collaboratore di Giancarlo Cavicchi dei buoni carburante. Era il 20 dicembre 2019. A regalare un intero prosciutto, invece, sarebbe stato il titolare di un ristorante cinese.
 

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