Roma, assalto all'Umberto I. Il direttore del Dea: «Infermiere offese e picchiate, noi da un anno e mezzo salviamo le persone»

Francesco Pugliese: «È andata bene, se c’era un caso grave nell’emergenza avremmo avuto problemi»

Il direttore del Dea dell'Umberto I: «Infermiere offese e malmenate, noi da un anno e mezzo salviamo le persone»
di Raffaella Troili
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Domenica 10 Ottobre 2021, 20:53 - Ultimo aggiornamento: 20:57

«Gente che gridava assassino quando da un anno cerchiamo di tenere in vita le persone». Il professor Francesco Pugliese direttore del Dea del Policlinico universitario Umberto I ha la voce stanca ma per niente arresa. Anzi. L’assalto al Pronto soccorso dove era ricoverato un No vax che rifiutava un tampone, le due infermiere e i due poliziotti aggrediti, le stanze chiuse: tutto scorre davanti in modo surreale, basta analizzare i fatti. «È andata bene, se c’era un caso grave nell’emergenza avremmo avuto problemi».

No Green pass Roma, assalto al Policlinico Umberto I nella notte: 4 feriti (tra cui un'infermiera). Caos dopo il rifiuto del tampone

Ricorda quanto i suoi operatori gli hanno detto: l’assalto nella notte di circa 30 manifestanti no Green pass «volevano liberare il prigioniero», uno dei partecipanti alla protesta del pomeriggio degenerata in centro, ricoverato in stato confusionale. E in stato di fermo. Un 50enne di Agrigento. Rifiutando il tampone nasofaringeo obbligatorio per chiunque accede al pronto soccorso è stato messo in isolamento, da qui ha chiamato via cellulare i rinforzi - parenti e amici - non senza prima aver aggredito, offeso, spintonato minacciato tirato acqua negli occhi da una bottiglietta («ci ho fatto la pipì») in particolare a una giovane esperta infermiera. Una violenza gratuita irripetibile racconta chi era presente. «Un’aggressione verbale mai sentita» ancora il professor Pugliese. «Le infermiere a fine servizio sono tornate a casa, non pensavano di doversi difendere in un ospedale, sono abituate ad accogliere, a fare il contrario. Quello che è successo è una cosa folle, hanno forzato la porta per entrare, per fortuna c‘era la celere a fare da cordone».

Il pronto soccorso devastato

Il pronto soccorso è stato devastato, l’ingresso laterale dove fermano le ambulanze occupato dai facinorosi. Tensione dentro e fuori. Lui e gli altri che rifiutano di indossare la mascherina e sottoporsi alle normali misure di tutela, ostacolando così l’operato degli infermieri. «Man mano sempre più aggressivi, sono venuti all’appuntamento per fare confusione - ancora Pugliese - nel frattempo erano arrivati una 60ina di poliziotti feriti. Non è stato facile: forzavano gli ingressi, riuscendo a penetrare all’interno dove è l’area con il grosso dei pazienti. È rimasta bloccata la sala rossa delle emergenze dove non era possibile accedere finché non è intervenuta la celere con un cordone di soccorso».

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Il 50 enne residente in provincia di Agrigento, partito apposta da lì per far confusione nella capitale, è stato portato in questura e da lì riportato in pronto soccorso perché in stato di agitazione. Oggi sarà sottoposto a processo per direttissima. Ma la paura, ammette il primario del Dea, non se ne è andata nel reparto che ne vede e ne ha viste tante, «una delle donne ha subito l’aggressione più violenta, verbale e volgare, mi hanno detto irripetibile, sotto tutti i punti di vista, culminata con il lancio della bottiglietta in faccia. Si tratta di una valida esperta capo turno, abituata a tenere sotto controllo le emozioni, ha completato il suo turno di servizio ed è andata a casa al mattino a riposare». Entrambe hanno sporto denuncia. Non nasconde Pugliese che in Ps la situazione di tensione è rimasta. Dopo tanti sforzi, tutto uno si aspetta che essere aggredito mentre cura le persone. «Nelle terapie intensive muoiono no vax, arrivano a un livello tale che sono evoluzioni inesorabili, oltre le nostre possibilità terapeutiche. Ecco, l’altra sera il collega di turno era pronto ad accogliere i feriti invece si è trovato costretto a blindare le stanze per evitare l’invasione, c’erano una trentina di pazienti in attesa di destinazione e operatori che dietro le porte cercavano di continuare a fare il loro lavoro tra urla e offese, come se creassimo noi la malattia».

IoApro, i leader e gli aderenti al movimento che ha partecipato agli scontri a Roma (e dato assalto alla sede Cgil)

Il racconto

Andata bene: «Un paziente vero, un politrauma non sarebbe stato possibile trattarlo. Eppure anche nelle guerre più sanguinose e atroci si è rispettato la croce rossa, l’ospedale, i più deboli. Da un anno e mezzo siamo coinvolti in questa pandemia e diamo il nostro contributo, trovarsi in questa situazione in modo immotivato fa capire che queste persone non rispettano nulla. Sarebbe stata una tragedia se arrivava una urgenza, un infarto acuto». Bisogna prendere le distanze dalla violenza ingiustificata. «Per continuare a lavorare senza che ci alterino la nostra tranquillità, senza paura di passeggiare in centro o andare in pronto soccorso. Vogliono instaurare un clima di tensione in un paese che sta cercando di uscire da un periodo buio, con la scusa del greenpass».

«Un attacco inaudito ed intollerabile che ha coinvolto il Pronto Soccorso del Policlinico Umberto I, dove ieri notte, medici ed infermieri sono stati costretti a sigillare i locali per arginare la pressione violenta dei manifestanti arrivati a decine. Ho voluto ringraziare questa mattina le nostre operatrici e i nostri operatori per il coraggio e la dedizione, non hanno fatto un passo indietro contro i violenti ed hanno sempre garantito l'assistenza. Il bilancio purtroppo parla di due operatori sanitari feriti, una infermiera ha ricevuto una bottiglia in testa e due agenti feriti. È intollerabile, giù le mani dal personale sanitario!». Così l'Assessore alla Sanità della Regione Lazio, Alessio D'Amato che accompagnato dal direttore generale del Policlinico Umberto I, Fabrizio d' Alba e da Francesco Pugliese, direttore del Dea, ha visitato il Pronto soccorso e incontrato gli operatori in servizio dopo la denuncia di quanto accaduto ieri dopo le manifestazioni quando uno dei fermati è stato portato in Pronto soccorso per accertamenti dato lo stato di visibile alterazione mostrato.

 

«L'intervento della Celere ha evitato che la situazione degenerasse anche se i violenti entranti di forza nell'area Accoglienza hanno in tutti i modi impaurito e minacciato i presenti. Tutti gli operatori sanitari - ai quali va il più grande sostegno e vicinanza per aver saputo fronteggiare anche questa situazione, dopo quasi venti mesi di lavoro in prima linea contro il Covid - hanno comunque garantito il loro servizio, nonostante il clima di paura ed intimidazione imposto dai manifestanti che sono stati poi allontanati dalla celere che ha presidiato l'ospedale per tutta la notte», ha concluso il direttore d'Alba.

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