ROMA

Roma, il "re" della coca intercettato: «Spariamogli e prendiamo le piazze, poi ci mettiamo tutti i pischelli»

Mercoledì 15 Gennaio 2020 di Giuseppe Scarpa
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Trullo, il

Il boss Daniele Ferri ha ben chiaro i futuri scenari sulla vendita della droga a Roma. Lui vuole rompere gli equilibri in alcune zone, conquistare nuovi territori, accrescere i guadagni. E lo vuole fare nell’unico modo che le leggi del grande crimine ammettono. Con la forza, o con i pugni di uno dei suoi picchiatori o il piombo delle pistole. Lo dice esplicitamente, lo spiega a un membro della banda in una conversazione che è stata intercettata dai carabinieri di via In Selci. «Se vuoi fare la guerra tutto a posto», sostiene Ferri spavaldo di fronte ai suoi uomini. La seconda fase, delineata dall’ambizioso narcos, prevede l’installazione perenne del suo personale sul territorio. Le vedette e i pusher per la vendita al dettaglio del prodotto, la droga: cocaina, marijuana e hashish. “Il Ferri-pensiero” è racchiuso in una intercettazione degli inquirenti. Una conversazione che descrive perfettamente le mire espansionistiche che il boss stava ponderando.

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«Dal contenuto di alcune particolari conversazioni tra presenti - scrive il pubblico ministero titolare dell’inchiesta, Barbara Zuin, nella richiesta d’arresto - appare chiara la ferma volontà del Ferri di estendere capillarmente la sua organizzazione mediante l’imposizione di nuovi soggetti su nuove piazze di spaccio in modo da affermare il suo predominio territoriale». Ecco il riassunto della conversazione tenuta dal boss con i suoi uomini il nove dicembre del 2017: «Io voglio dire a Carmine (Carmine De Luca) se lui conosce persone di cominciare a mettersi a fare le piazze, che ne so dove conosciamo mettiamo persone, se hai una persona valida lui lo prendiamo gli diamo la robba (la sostanza stupefacente da spacciare) e lo mettiamo sulle piazze queste qua, questa la piazza dal ciccione, prendiamo uno valido lo mettiamo alla piazza qui al Green bar (Green bar gelateria in via del Trullo)». E poi aggiunge: «c’abbiamo un altro valido? Lo mettiamo alla piazza, facciamo tutti pischelli mettiamo tutti in piazzali mettiamo tutti a lavorare con i pezzetti». «Con conseguente aumento dei profitti», annota la procura.
Di fatto Ferri non si accontentava, semplicemente, di essere un grande fornitore di droga. Il suo obiettivo era diventato duplice: grossista ( lo era già) e anche venditore al dettaglio. «Allora mettemose- continua Ferri nella conversazione intercettata - e che fanno magnano solo loro qui e non si magna più?». «Tale è la determinazione che - si legge nelle carte della procura - all’obiezione di Carmine De Luca dell’eventualità di dover entrare in un conflitto armato con altri concorrenti» che Ferri gli risponde in questo modo: «Se vuoi fare la guerra tutto a posto allora prima spariamogli e poi ci mettiamo i pischelli». «Il Ferri - annota il sostituto procuratore Barbara Zuin - dichiara di volersi assumere tale rischio, “fare la guerra”».

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