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Roma, promette posti in Comune ma è una truffa: a processo

Sul banco degli imputati una 58enne assieme alla famiglia e alla loro colf. La banda convinceva le vittime a pagare per trovare lavoro e per ottenere una casa

Roma, promette posti in Comune ma è una truffa: a processo
di Michela Allegri
4 Minuti di Lettura
Sabato 2 Luglio 2022, 00:10 - Ultimo aggiornamento: 10:49

Si presentava come portavoce di politici, oppure come dipendente del Campidoglio, e proponeva posti di lavoro in Comune, oppure nella società in house Risorse per Roma e al Coni. Addirittura, diceva di poter fare ottenere case Enasarco a prezzi stracciati. Per avere il suo aiuto, bastava pagare dai mille fino ai 20mila euro, cifra che avrebbe dovuto coprire l’anticipo per l’acquisto dell’alloggio, oppure il costo di spese mediche, corsi di formazione, assicurazioni. Insieme ai soldi, Teresa De Zorzi, 58 anni, si faceva consegnare anche cinque fototessere in tre diversi formati - «una servirà per il badge», diceva -, documenti, certificati di residenza. In realtà, era tutto un imbroglio costruito negli anni, in danno di quasi 200 vittime che le hanno affidato i risparmi. Ora la donna è finita a processo insieme ad altre sei persone per associazione a delinquere finalizzata alla truffa e al millantato credito, ma tra i reati che la procura le contesta ci sono anche le minacce, il falso e la violenza privata.

LA FAMIGLIA

Era una questione di famiglia: sul banco degli imputati ci sono pure il marito della De Zorzi, Angelo Alessio, la madre della donna, una nipote e, addirittura, la collaboratrice domestica. Avrebbero tutti quanti aiutato a costruire la messinscena, finita pure sul piccolo schermo grazie a una denuncia della trasmissione Le Iene. Alessio sarebbe entrato in scena quando le vittime minacciavano di querelare e pretendevano la restituzione del denaro. A quel punto, per l’accusa, lui e la moglie le avrebbero minacciate: «Ti facciamo lavare la bocca con l’acido», «ti faccio spezzare le gambe». Non è finita qui. Per cercare di depistare le indagini la donna avrebbe anche sporto una denuncia, dicendo di essere stata coinvolta nella truffa da due persone che, poi, si sono rivelate inesistenti.

I FATTI

Ma andiamo con ordine. I fatti vanno dal 2013 al 2017. La De Zorzi avrebbe avvicinato i clienti presentandosi come dipendente di Risorse per Roma e del Comune, esponente del Pdl, collaboratrice di diversi politici, sia a livello regionale che nazionale. Diceva di poter fare ottenere posti di lavoro in Campidoglio, e anche al Coni, grazie ai suoi contatti di alto livello. I complici fornivano uffici e basi logistiche. Uno di loro, mai identificato, avrebbe ricevuto le vittime presso la sede della Risorse per Roma. Ogni dettaglio era studiato per ingannare: la donna raccoglieva curricula in formato europeo, fotocopie di documenti, certificati di residenza, fotografie, organizzava riunioni e convegni. Poi, al momento giusto, forniva false lettere di assunzione o determine dirigenziali attestanti l’avvenuta assunzione, con tanto di timbri contraffatti. Invitava quindi clienti a fare visite mediche, lastre del torace, analisi del sangue, in vista dell’inizio del lavoro. Lasciandosi convincere, c’è chi ha investito i risparmi da studente, addirittura chi si è licenziato dal vecchio lavoro, convinto di poterne ottenere uno migliore, e si è poi ritrovato a sporgere denuncia. Altre vittime sarebbero state raggirate con l’illusione di poter comprare a basso prezzo una casa Enasarco, grazie all’intercessione della De Zorzi. Un cliente raggirato avrebbe pagato un anticipo di più di 27mila euro, nel 2017. Per essere assunti al Coni, invece, a dire dell’imputata, era necessario un colloquio con uno psicologo - falso -, sottoporsi a esami clinici e a visite mediche. Un’ottantina di persone avrebbe pagato dai 2.500 ai 18mila euro e le somme sarebbero state restituite solo in parte. Ora, molte vittime si sono costituite parte civile nel processo. «Le condotte contestate hanno danneggiato un considerevole numero di persone, siamo certi che in tempi brevi otterremo giustizia», ha dichiarato l’avvocato Tiziano Gizzi, che assiste una di loro.

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