Roma, scuole: caos prenotazioni per tamponi. I presidi chiedono drive-in negli istituti

Roma, scuole: caos prenotazioni per tamponi. I presidi chiedono drive-in negli istituti
di Alessia Marani
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Domenica 10 Gennaio 2021, 00:30 - Ultimo aggiornamento: 15:24

«Scusate ma voi riuscite a entrare sul sito delle prenotazioni?», «Salve ho prenotato un tampone rapido per i miei figli ma essendo stato posticipato l’inizio della didattica in presenza vorrei cambiare la data ma non risulta possibile, come devo fare?». E ancora: «È da ieri che cerco di annullare una prenotazione per oggi ma il sito va in errore, ho provato a chiamare anche lo 0699500 dopo 45 minuti di attesa ho abbandonato». Sono solo alcune delle segnalazioni arrivate nelle ultime ore per problemi tecnici al portale drive-in per la gestione della campagna di screening preventivo riservata dalla Regione Lazio agli studenti delle scuole superiori. Anche le chat dei genitori sono intasate: «Per mio figlio che va alla Visconti ancora non riesco», racconta un’altra mamma. Il programma regionale prevede che i drive-in delle Asl siano a disposizione in fascia oraria pomeridiana (ventisette in tutta Roma e provincia quelli raggiungibili in auto, di meno quelli con accesso pedonale) per i ragazzi dai 14 ai 18 anni e la risposta finora è stata ritenuta buona, con oltre duemila prenotazioni in pochi giorni. Tanto che a mandare temporaneamente in tilt il server sarebbe stato un picco di afflusso. Ma paragonata alla potenziale platea raggiungibile, la popolazione scolastica nel Lazio sfiora quota seicentomila persone, e la finestra di operatività - per ora ancorata al solo mese di gennaio - l’efficacia della operazione viaggia con il freno a mano tirato. Senza contare che il riavvio della didattica in presenza è stato già spostato dall’11 al 18 gennaio e che la prospettiva di un ulteriore slittamento è dietro l’angolo. Per cui la lettura positiva o negativa del tampone rischia di perdere la finalità collegata al ritorno a scuola.

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La strategia

«In realtà si tratta di una iniziativa lodevole - afferma Mario Rusconi, a capo dell’Anp di Roma, l’Associazione nazionale dei presidi - ma che non può esplicare tutta la sua efficacia per ragioni logistiche: i punti drive-in sono pochi e non sempre comodi da raggiungere per gli studenti. Se l’obiettivo è quello di uno screening più ampio possibile per riportare i ragazzi in classe in sicurezza, allora anche le scuole debbono entrare in gioco, non si può sempre e solo demandare tutto alla sanità». Ma come? Rusconi pensa all’individuazione di poli scolastici di riferimento in cui aprire postazioni drive-in calendarizzate per i ragazzi in prossimità del riavvio e ulteriori screening successivi, non solo per i liceali. «Per esempio - spiega - sfruttando l’enorme cortile della Manin nei pressi di piazza Vittorio, si potrebbero fare confluire a quella postazione studenti e personale scolastico dei numerosi plessi vicini o afferenti al Centro città, come l’Albertelli, il Newton, il Cavour, il Galilei, solo per citarne alcuni. Replicando il modello di drive-in diffusi con baricentri scolastici fino nelle periferie. Le adesioni dei ragazzi sarebbero molto più numerose, arrivando alla quasi totalità». A questo punto, però, bisognerebbe verificare anche la possibilità delle scuole di attivare risorse proprie per i tamponi.

Uscar e vaccini

In settimana sono previsti incontri tra i vertici della sanità regionale e dello Spallanzani con le squadre Uscar di medici e infermieri specializzati nella gestione anti-Covid, non è escluso che i team verranno inviati prossimamente anche nelle scuole sebbene il timore di un nuovo picco di contagi dopo Natale potrebbe allungare ancora i tempi. «Aspettiamo indicazioni», afferma il dottor Pier Luigi Bartoletti. Al vaglio della Regione anche la possibilità di fare rientrare gli insegnanti tra le categorie alle quali destinare le prime tranche di vaccini anti-coronavirus. Mentre per martedì prossimo, ha fatto sapere l’assessore regionale alla Scuola Claudio Di Berardino, ci sarà una riunione con l’associazione nazionale presidi Lazio e le organizzazioni sindacali, cui seguirà un confronto con le rappresentanze dei genitori, degli studenti e le istituzioni scolastiche. Per giovedì alle 15.30, intanto, i sindacati hanno annunciato una manifestazione («basta caos, vogliamo risposte») in piazza San Silvestro. Proprio ieri mattina, Rusconi e Di Berardino sull’organizzazione del rientro hanno avuto un colloquio telefonico. «Se i nostri ragazzi ancora oggi non sono potuti tornare a scuola - dice il preside - è anche per una serie di inadempienze non dovute a fattori esclusivamente sanitari o regionali. Fino a stamani ancora non c’era contezza del piano di Atac per il trasporto pubblico, non sappiamo ancora se verranno modificati gli orari di negozi e uffici, nonostante siano stati dotati tutti gli alunni di device informatici, ci sono zone periferiche dove internet non arriva. Infine, ci imbattiamo in comitive di liceali assembrati e senza mascherine. Nessuno li controlla».

Intanto ieri i casi positivi nel Lazio sono stati 1543, 70 di meno rispetto a venerdì. Aumentano i decessi, sono 54 (+9) e le terapie intensive. Il rapporto tra tamponi e positivi è al 12%, ma scende al 4% se si considerano anche gli antigenici. Da una indagini del Seresmi l’età media dei casi da inizio pandemia è di 46 anni, la maggior parte si sono avuti nella Asl 2(20,9%), poi nella Asl 1(18,3%), nella Asl 3 (11%), nella Asl 5 (9,3%), nella Asl 6 (8,1%) e nella Asl 4(4,8%). A Roma la metà dei casi nella regione.

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