Ragazzo suicida a Roma, aperto fascicolo per istigazione. «Il professore lo umiliava»

Ragazzo suicida a Roma, aperto fascicolo per istigazione. «Il professore lo umiliava»
di Giuseppe Scarpa
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Giovedì 4 Febbraio 2021, 00:19 - Ultimo aggiornamento: 5 Febbraio, 00:09

Nessuno avrebbe mai potuto immaginare che Luca, 17 annni, arrivasse a tanto. Con una corda stretta al collo per farla finita. Sul perché di quel gesto estremo le indagini sono andate avanti ed è emersa un’ipotesi atroce: il ragazzo frequentava un istituto superiore della Capitale, ma soffriva tanto, si sentiva umiliato da un docente. Il professore lo aveva preso in giro per gran parte dell’anno scolastico di fronte agli altri studenti. E il diciassettenne non avrebbe retto emotivamente la pressione. Fino a togliersi la vita. È questa l’ipotesi degli inquirenti che adesso comincia a trovare diversi riscontri, soprattutto tra i compagni di classe e gli amici, sentiti negli ultimi giorni come testimoni dalla polizia. Per questo motivo la procura di Roma ha aperto un fascicolo per istigazione al suicidio (ad oggi a carico di ignoti) e presto il nome dell’insegnante potrebbe finire nel registro degli indagati. 

È l’undici luglio del 2019 quando Luca, il nome è di fantasia, decide di farla finita. Per lui si è concluso un anno scolastico complicato. Fatica a mettersi alle spalle il rapporto con l’insegnante. Luca è un alunno fragile. Ha dei problemi di apprendimento. Ne è consapevole e ne soffre. Il ragazzo ritiene di essere spesso bersaglio del docente. Confida agli amici il suo stato d’animo. In alcuni casi confessa, anche se in modo poco chiaro, la volontà di farsi del male. Ma nessuno pensa che lo dica per davvero.

Alla fine compie il gesto estremo, meditato da tempo. Dall’appartamento dove vive con i genitori, percorre le scale che lo portano verso il garage. Prende una corda e si impicca. La famiglia è scioccata. Il padre e la madre si erano accorti che ultimamente si era chiuso in se stesso. Mai, però, avrebbero immaginato un simile epilogo. Gli stessi investigatori, inizialmente, derubricano il caso a un “normale”, se così si può definire, suicidio. 

Passa però del tempo e la procura non archivia il fascicolo. Cosa accade? Diversi compagni di classe iniziano a parlare. Si fanno coraggio. Raccontano delle umiliazioni che Luca avrebbe subito in classe quando in cattedra c’era quel professore. Questa è una prima conferma allo sfogo che il 17enne aveva avuto con altri amici. I genitori ne vengono a conoscenza e informano gli inquirenti. Ecco allora che l’inchiesta compie un salto in avanti.

Il fascicolo è affidato al magistrato Stefano Pizza, pubblico ministero specializzato nelle inchieste per i casi di violenza, mentre sul campo l’indagine è affidata alla Squadra Mobile. Gli investigatori della polizia ricostruiscono gli ultimi 12 mesi di vita del ragazzo. È un lavoro meticoloso. Gli studenti, che hanno condiviso con lui l’anno scolastico 2018-2019, vengono sentiti ad uno ad uno come testimoni. 

La versione che offrono agli inquirenti i diversi alunni è molto simile: Il professore, durante la lezione, avrebbe preso spesso in giro il ragazzo. Altri avrebbero aggiunto che il docente finiva per sottolineare quelle che erano le fragilità caratteriali di Luca. Anche perché il 17enne, negli anni, sarebbe stato affiancato da un insegnante di sostegno per problemi di apprendimento.

Luca manifesta il suo malessere agli amici. Spiega che non sopporta di essere “canzonato” senza un motivo e ad ogni occasione da parte del docente. Sostiene di non farcela più. Per lui il rapporto deteriorato con il professore diventa insostenibile. Da qui avrebbe preso la decisione di togliersi la vita. L’ipotesi è al vaglio degli inquirenti. Al pm Pizza e alla Squadra Mobile è affidato il delicato compito di stabilire con certezza un nesso di causa tra le umiliazioni che Luca avrebbe subito durante le lezioni in classe e la decisione di impiccarsi. L’inchiesta va in questa direzione. A breve il professore potrebbe essere ascoltato dai magistrati. 

giuseppe.scarpa@ilmessaggero.it

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