ROMA

Roma, suicida a 13 anni, le amiche: «Diceva di volerla fare finita»

Mercoledì 2 Ottobre 2019 di Maria Lombardi e Raffaella Troili

Correvano e piangevano sul campetto accanto alla scuola. Sudore e lacrime. Il dolore un poco si calmava. Faceva troppo male quel banco vuoto, c'era Ludovica (nome di fantasia) e adesso ci sono le rose. Correvano e piangevano i compagni, ancora troppo piccoli per chiedersi perché. Perché Ludovica a tredici anni si è lanciata dal nono piano di casa sua, la sedia bianca sotto la finestra. Cosa c'era di storto e di così insopportabile nella sua vita? Gli insulti sul social dei ragazzini, offese anonime: sotto le foto scrivono quanto sei bella e quanto sei zoc..., ti farei questo e quello o quanto fai schifo. Era capitato anche a Ludovica, «demente», «se tu non esistessi sarebbe tutto migliore» sulla sua lavagna di ThisCrush. Ma lei, dicono le amiche, non se la prendeva più di tanto. La separazione dei genitori, era il suo grande dolore. Il padre via di casa, con una giovane compagna. E una nuova paura, l'ennesima, quella dell'abbandono, che la faceva tremare. Il ragazzino che l'aveva lasciata e lei aveva sofferto ma era già passato qualche mese. Le prime delusioni che diventano le ultime. Ludovica aveva confidato a qualche amica più vicina il suo dolore: «Voglio farla finita» e «prima o poi lo faccio». Le mancava il padre, si preoccupava per la madre. «Stava molto giù», ricordano le amiche. Adesso la Procura indaga per istigazione al suicidio, la polizia postale ha sequestrato il telefonino della ragazzina per accertare se fosse vittima di cyberbullismo.

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LA FESTA
Venerdì era stato il suo compleanno, l'aveva festeggiato con gli amici, ne aveva tanti. «Era un botto socievole, si faceva voler bene. Tutti le volevamo bene», all'uscita della scuola dove frequentava la terza media i ragazzi non parlano che di lei, non riescono a trattenere le lacrime. Era bella, Ludovica, gli occhi azzurri e i capelli castani. «Ma non se la tirava, era una semplice». E gli insulti sui social? Quelle offese «sei una zoc...»?. «Sì, lo sapevamo. Era già successo anche qualche mese fa. C'era passata e non ne aveva fatto un dramma. Adesso aveva problemi in famiglia». Il padre che aveva lasciato la madre per una donna molto più giovane, la madre che fa la cameriera e aveva perso il lavoro. «Forse un insieme di cose». «C'era rimasta tanto male per il ragazzo che l'aveva mollata». «Ma è roba vecchia, adesso erano amici». «Sì, però lei aveva tanto sofferto». Le amiche si chiedono cosa è stato e si tormentano, chissà una parola in più. Lunedì in classe mancavano in tanti, non ce l'avevano fatta a tornare a scuola dopo aver saputo cosa era successo domenica pomeriggio. Ieri erano di nuovo lì, senza Ludovica. «Andiamo a correre», la professoressa di educazione fisica li ha portati al campetto per sciogliere il dolore. Piangevano anche le insegnanti a vedere quei ragazzetti ansimare disperati.

LA PRESIDE
«Siamo sconvolti, questa notizia per noi è stata uno tsunami», la preside dell'istituto comprensivo al Trionfale ha parlato con i compagni della tredicenne e cercato di consolarli. «Piangevano tutti, non riuscivano a fermarsi. Era una ragazza tranquilla, non problematica. Da quello che ci risulta non era oggetto di particolari attenzioni, ben inserita con i compagni. Nessun disagio intercettato dalle insegnanti che sono molto attente e accoglienti». Brutti voti? «No, non c'era alcuna situazione preoccupante. Ora dobbiamo aiutare i compagni a superare questo trauma, metteremo subito a disposizione lo sportello psicologico. E continueremo il progetto di prevenzione del bullismo con la polizia». Ludovica era «rispettosa, educata e delicata», dicono le professoresse, «molto seguita dalla madre». Il padre seduto sul marciapiede sotto casa, la testa tra le mani, ripete: «Non ce la faccio. Datemi qualcosa, non ce la posso fare».
 

Ultimo aggiornamento: 08:52 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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