Stupro Capodanno a Roma, gli aggressori ai genitori: «Se semo divertiti». L'accordo sulle versioni da dare e le foto cancellate dai cellulari

I verbali choc della violenza ai danni di una sedicenne

Stupro Capodanno a Roma, gli aggressori ai genitori: «Se semo divertiti». L'accordo sulle versioni da dare e le foto cancellate dai cellulari
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Giovedì 20 Gennaio 2022, 15:41 - Ultimo aggiornamento: 22 Gennaio, 08:51

Senza forze, la mente confusa, i ricordi annebbiati. E gli abusi, il corpo pieno di lividi, il sangue sui vestiti. «Non riuscivo a camminare, fissavo i muri, ho bevuto e fumato, non so se qualcuno mi ha messo qualcosa nel bicchiere, ho iniziato a perdere i sensi, come se fluttuassi fuori da me stessa», ha raccontato agli inquirenti la sedicenne figlia di un diplomatico spagnolo vittima di violenze avvenute la notte di San Silvestro 2020, nonostante i divieti di assembramento anti-Covid, in una villetta a Primavalle, periferia nord ovest di Roma. E poi ci sono le intercettazioni choc degli aggressori che parlano ai genitori. Non solo: tra di loro - sempre stando alle intercettazioni - si erano messi d'accordo sulla versione dei fatti da fornire. E inoltre hanno tutti cancellato  dai cellulari messaggi e fotografie che potevano risultare compromettenti.

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Stupro Capodanno a Roma, i verbali choc

E ancora: «Ero in una stanza con dei ragazzi che mi stavano toccando, ho fatto resistenza, ma più di tanto non potevo perché non avevo forza, non avevo consapevolezza». La giovane ha detto di non ricordare nemmeno il momento della mezzanotte, «dei ragazzi intorno a me mi insultavano, uno mi ha tirata per i capelli, uno mi ha preso la testa... Quando mi sono svegliata mi sentivo come se avessi i postumi della droga, avevo male dappertutto. Sono andata in bagno e ho guardato le gambe: erano piene di lividi. E anche sulle braccia. C’era sangue e avevo addosso solo una felpa non mia».

Sotto inchiesta

Per questa vicenda, tre maggiorenni sono finiti sotto inchiesta: due sono ai domiciliari e uno è stato sottoposto all’obbligo di firma. L’accusa è violenza sessuale di gruppo. Altri dieci, tra ragazzi e ragazze, anche minorenni, sono indagati per spaccio. Nel verbale, che è stato diffuso da Repubblica e che è riportato nell’ordinanza, la vittima, che era arrivata dalla Spagna e aveva trascorso le feste a casa di un’amica, prosegue: «Non riuscivo a fare niente, neanche a parlare. Ero sola su un materasso senza lenzuola e coperte. Sono scoppiata a piangere e a casa della mia amica, in bagno, non riuscivo neanche a guardarmi, provavo schifo per quello che era successo e non riuscivo a toccare il mio corpo. Il giorno dopo mi hanno detto che un ragazzo ha mostrato a tutti la mia maglietta sporca di sangue».

Le intercettazioni

A incastrare gli indagati, per l’accusa, sono anche le intercettazioni, disposte dagli inquirenti nel corso dell’inchiesta. Conversazioni che sembrano dimostrare anche una consapevolezza dei fatti da parte dei genitori. Uno degli indagati, infatti, dice alla madre: «Io te lo dico... io una me la so’ proprio... proprio a divertimme, mà». E ancora: «Lo sai che j’ha detto... de me? Che manco me la so sc... meno male...». Un altro indagato invece è contrariato dopo avere appreso della denuncia e dell’inchiesta: «Stavamo io e lei dentro a un bagno... uno pure se fosse? Me voi beve? Ecco famme una multa e beveme perché stavo a un altro comune e perché ho portato alcolici e stupefacenti che so minorenne...». Il riferimento è alla violazione dei divieti che, all’epoca, erano in vigore per contenere i contagi da Covid, infranti da tutti i partecipanti al party.

I commenti choc

Altri commenti sono di questo tenore: «Cioè tu mandi tua figlia a 16 anni col lockdown, oltretutto n’abiti manco qua, a una festa e poi la mattina dopo te svegli e denunci? Ma che sei, infame? Cioè sei proprio un vile, un verme, miserabile». E ancora: «Giuro che io vado a... pjo sta m... e gli sparo in faccia». Sono le parole agghiaccianti dette da uno degli indagati alla madre. È un altro degli indagati a raccontare a un amico che uno del gruppo - ora finito ai domiciliari - è nei guai: «Mi sa che gli accollano lo stupro, perché aveva il sangue sulla maglietta... lo sai qual è il guaio suo? Che è uscito dalla camera con la maglietta e la sventolava».

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