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Stupro di Capodanno a Roma, il gruppo organizzava un nuovo party: «Senti qualche pischella, noi semo 4»

Dopo il party a base di alcol, droghe e violenze andato in scena in una villetta in zona Torresina il 31 dicembre 2020, mentre tutta l'Italia era alle prese con le restrizioni anti-Covid, i protagonisti della serata culminata con lo stupro di Capodanno stavano già organizzando un nuovo festino proibito

Stupro di Capodanno a Roma, il gruppo organizzava un nuovo party: «Senti qualche pischella, noi semo 4»
di Michela Allegri
4 Minuti di Lettura
Sabato 23 Luglio 2022, 06:43 - Ultimo aggiornamento: 13:08

Un video che immortala le violenze e una nuova festa proibita all'orizzonte. Non erano sazi. Dopo il party a base di alcol, droghe e violenze andato in scena in una villetta in zona Torresina il 31 dicembre 2020, mentre tutta l'Italia era alle prese con le restrizioni anti-Covid, i protagonisti della serata culminata con lo stupro di Capodanno stavano già organizzando un nuovo festino proibito. A parlare sono due dei tre ragazzi accusati di avere violentato in gruppo una sedicenne durante il party dell'orrore. È il 6 gennaio 2021, si parla di una nuova festa da organizzare. Oltre alle droghe, è fondamentale portare ragazze. «Senti qualche pishella oh!», dice uno. E l’altro risponde: «Eh bono, ma che c... so’, bacheca incontri?». La replica: «Embé senti qualche pischella, noi semo in quattro, c’avemo la macchina, imbocchi con noi».

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La violenza

Pochi giorni dopo la situazione precipita: i partecipanti al festino organizzato nella notte di San Silvestro vengono convocati dai carabinieri e vengono ascoltati. La vittima ha sporto denuncia. E i protagonisti corrono ai ripari. Cercano di procurarsi delle prove per smontare la versione della ragazzina e, soprattutto, si spalleggiano tra loro, concordando le cose da dire agli investigatori. La Procura di Roma ha chiesto e ottenuto il giudizio immediato solo per uno degli indagati, oggi ventenne. Dopo l’esplosione del caso, tutti sono a caccia di un video che lui avrebbe realizzato e che potrebbe servire per difendersi dalle accuse. «Senti na cosa, ma hai visto che c’aveva quel video là de quella che faceva “emm ve’ piaciuto, fa n’video tutte e tre... e ma mo poi invià, sennò andiamo bevuti, così non ce succede niente e nessuno». Il video non arriva e il giovane sbotta: «Dijie che se a me succede qualcosa, me vengono a chamà le guardie, io ammazzo tutti... l’acchiappo per e’ recchie... quella è annata a fa’ la denuncia». I ragazzi sono convinti che qualcuno degli amici li abbia traditi: «Tanto esce chi ha fatto la spia, eh».

 

Le chat 

L’onore, per il gruppo, è importante. Tanto che uno dei componenti si vanta al telefono di avere appena mentito ai carabinieri. Sentito a sommarie informazioni ha raccontato di essere arrivato nella villetta dello stupro quasi per caso, dopo avere risposto a un invito su Instagram arrivato da un gruppo sconosciuto. Ai militari, che gli mostrano le foto di diversi partecipanti, dice anche di non conoscere nessuna di quelle persone e aggiunge che, se anche sapesse i loro nomi, non li direbbe, «perché c’ho ‘na reputazione». Subito dopo, però, telefona a uno degli amici. Non sa di essere intercettato. Si vanta di avere mentito e di non avere fatto il nome di nessuno: «Mi hanno messo davanti le foto di tutti... mo verranno a momenti a bevese quelli che se devono beve, è un macello, tutti fratè». Quando la notizia delle violenze esce sui giornali, è convinto di averla fatta franca: «Ti devo dare un paio di notizie, sono belle per me - dice a un amico - so’ sincero... c’è scritto che se la so stuprata quattro insieme, ma tutti maggiorenni». Lui, minorenne, pensa di essere riuscito a ingannare gli investigatori e di essere ormai «uscito» dall’indagine. Il suo nome è stato iscritto sul registro degli indagati alla procura dei minori.

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