Nuovo stadio Roma, inaugurazione per il centenario del 2027: il sogno dei Friedkin e della curva Sud

L'area piace al presidente perché di proprietà pubblica e ben servita dai trasporti

Nuovo stadio della Roma, inaugurazione per il centenario del 2027: il sogno dei Friedkin e della curva Sud
di Fernando M. Magliaro
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Lunedì 3 Ottobre 2022, 00:15 - Ultimo aggiornamento: 01:35

Non è un mistero ed è più che una suggestione: aprire lo Stadio a Pietralata per il 2027, anno del centenario della fondazione della As Roma. L’obiettivo dei Friedkin sembra delineato sin da quando, a febbraio 2021, decisero molto a sorpresa di chiudere con Tor di Valle. Da quel momento, in Campidoglio, durante il crepuscolo Raggi, ci si impegnò, con la mediazione essenziale del Pd e del suo capogruppo di allora, Giulio Pelonzi (oggi nello staff del sindaco Gualtieri), per annullare tutto l’iter di Tor di Valle. Incassato quel voto, la Roma, come da promessa fatta ai tifosi all’atto della rinuncia a Tor di Valle, si è buttata a corpo morto sul nuovo progetto. Prima l’arrivo di Stefano Scalera dal ministero delle Finanze che, in un anno di lavoro, “sfoglia la margherita” di una serie di aree: Velodromo all’Eur, Mercati Generali/Gazometro a Ostiense, Tor Vergata, Olimpico, Flaminio e Pietralata. Alla fine, la scelta cade su Pietralata che è quasi come la volevano i Friedkin: semicentrale, di proprietà pubblica, ben servita dai trasporti. 

INCOGNITE
Per raggiungere l’obiettivo 2027, però, le incognite sono davvero ancora molte. La prima riguarda i tempi: fra l’approvazione del pubblico interesse a Tor di Valle (24 dicembre 2014) e il deposito del progetto definitivo (30 giugno 2016) passarono 18 mesi. L’altra grande incognita è quella della proprietà delle aree. A partire dalla seconda metà degli anni 50 del secolo scorso, si decise di costruire a Pietralata il “Sistema Direzionale Orientale” (Sdo), una specie di città di uffici e ministeri. Quei terreni subirono le procedure di esproprio, alcune delle quali potrebbero non essersi concluse con la registrazione, trascrizione e voltura delle proprietà a favore del Comune. In teoria, la legge prescrive il divieto di cambiare la destinazione d’uso per un terreno espropriato: se il pubblico espropria per un ospedale, poi non può farci costruire sopra nient’altro. Inoltre, la legge dice che l’opera per cui si è proceduto ad espropriare vada realizzata entro 10 anni. In caso contrario - niente opera in 10 anni, cambio di destinazione d’uso - il vecchio proprietario può chiedere indietro le aree, la cosiddetta retrocessione delle aree. Solo che, secondo gli uffici comunali, essendo passati più di 20 anni da quel limite decennale, i vecchi proprietari avrebbero perso questo diritto di retrocessione. Di sicuro, un’incognita potrebbe venire da eventuali ricorsi, in qualche caso annunciati nei giorni scorsi, dei vecchi proprietari che tempo possono farne perdere. Sempre che la Roma non si accordi a parte, disinnescando la potenziale mina. 

In occasione della gara di Europa League contro l’Helsinki, il sindaco Gualtieri, presente all’Olimpico, interrogato dai giornalisti su questo rischio, aveva mantenuto un atteggiamento di prudente ottimismo: «Noi abbiamo ovviamente esaminato tutti gli aspetti giuridici del tema e ne seguiremo gli sviluppi ma siamo fiduciosi sulle valutazioni che sono state fatte da noi e dalla società».

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