ROMA

Roma, sparò a una bimba rom dal terrazzo di casa: ora offre alla famiglia un risarcimento

Mercoledì 2 Ottobre 2019 di Adelaide Pierucci

Cerasela non cammina. A due anni e tre mesi gattona ancora. Da grande sarà zoppa. Mentre la bambina rom che il 17 luglio 2018 è stata trafitta dal colpo volante di una carabina affronta cure e terapie, Marco Arezio, lo sparatore che dal terrazzo di casa ha fatto fuoco, a caso, su via dei Romanisti colpendola, offre come risarcimento duecentoventimila euro. La proposta risarcitoria per Cerasela e la sua famiglia è stata depositata ieri dai legali di Arezio, ex dipendente del Senato ora pentito del gesto, assieme alla richiesta di procedere a un patteggiamento, procedimento che prevede con l'accordo della procura una diminuzione della pena fino a un terzo.

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A quanto ammonti la pena in valutazione è rimasto top secret. Spetterà ora al pm Roberta Capponi, titolare dell'inchiesta, verificare la congruità della pena e dell'offerta risarcitaria, che potrebbe eventualmente incidere su una eventuale attenuante, dopodiché sarà il giudice Anna Maria Gavoni ad accettare o respingere l'accordo. Le posizioni dei periti sulla valutazione dei danni riportati dalla piccola sono discordanti. Se la perizia medica sollecitata dall'imputato e firmata dal medico legale Giorgio Bolino, docente a La Sapienza, e da due neurochirurghi, ha stabilito allo stato attuale un grado di invalidità permanente della piccola tra il 15 e il 18%; quella di parte, redatta da Luigi Cipolloni, pure lui professore nello stesso ateneo, ha toccato il 55%. I legali di Arezio, gli avvocati Paolo Nesta e Mauro Gioventù, hanno sottolineato che l'assistito intende assumersi tutti gli oneri dei danni causati come emergono allo stato attuale «sia pure con un giudizio prognostico per il futuro assai più favorevole stante la circostanza che trattasi di una bambina molto piccola in riferimento al quale il naturale sviluppo fisiologico verso l'età adulta rende più che plausibile la previsione di miglioramenti».

Allo sparatore sono contestati tre reati: le lesioni aggravate e l'avere detenuto e alterato illegalmente l'arma. «Una carabina Hatsan Bt ad aria compressa calibro 5,5 di cui aveva modificato la potenza offensiva», ha contestato il pm, «che ha colpito la minore al torace procurandole la frattura della IX vertebra e la lesione della pleura parietale fermandosi a un centimetro dall'aorta». I genitori della piccola, assistiti dall'avvocato Claudio Marcone hanno preferito non assistere all'udienza, e restare con Cerasela e i suoi tutori usati quando ha voglia di sgambettare. L'indagato era in aula. «Un errore accidentale», si è giustificato, sin da quando si è costituito, quattro giorno dopo lo sparo.
 

Ultimo aggiornamento: 09:32 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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