ROMA

Smog a Roma, la dirigente del Cnr: «Il blocco delle auto? Eccessivo fermare anche le Euro 6»

Giovedì 16 Gennaio 2020 di Lorenzo De Cicco

«Il blocco delle auto? Mi viene da dire che sarebbe più utile fare la danza della pioggia...», scherza Cinzia Perrino, direttore dell'Istituto sull'Inquinamento atmosferico del Cnr. In realtà, racconta l'esperta tornando seria, il problema è grave, soprattutto perché non viene affrontato in modo corretto. Roma compresa. «Bloccare addirittura i Diesel Euro 6 mi è sembrata una misura drastica, che francamente si poteva alleggerire».

Perché, direttore?
«Perché cambia poco. Parlano i numeri: il traffico incide per un 20-30 per cento sulle pm10, le polveri sottili. Visto che queste misure di blocco tolgono le auto solo per alcune ore, durante il giorno, se siamo ottimisti possiamo dire che si arriva a ridurre le emissioni del 10-12 per cento. Ma non basta a evitare gli sforamenti. Serve altro».

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Che cosa?
«Guardi, se ne parla da tanti anni, ma il punto è uno solo: tocca ridurre il numero dei veicoli circolanti. Non si scappa da questo nodo. E come si ottiene il risultato? Potenziando il trasporto pubblico».

Che a Roma, come forse saprà, ha vissuto momenti migliori. Anche nel 2019 l'Atac ha perso milioni di km di corse, rispetto a quanto programmato...
«Infatti, per migliorare davvero le cose serve una programmazione seria. Il problema è che i sindaci spesso cercano la via più facile. Si proteggono prendendo provvedimenti emergenziali. Diciamo la verità, bloccare il traffico è la mossa più scontata e più controllabile, in teoria, perché poi in realtà i controlli sono scarsissimi».

A Roma sono state controllate poco più di mille auto al giorno. Un centinaio di multe al dì, una goccia nel mare.
«Esatto. E altre misure sono ancora meno controllabili. Mi dica, per esempio, chi va davvero a verificare che nelle case la temperatura sia effettivamente di 18 gradi? Sono diktat scritti sulla carta, tutto qui».

Anche in Campidoglio, sottovoce, ammettono: il problema non sono le auto, ma siamo obbligati a far scattare i divieti. È così?
«In realtà i sindaci hanno un certo margine di manovra. Ci sono i regolamenti, ma sono norme locali che non arrivano direttamente dallo Stato, che fornisce solo indicazioni sulla scia dei limiti imposti dall'Unione europea. Però come mettere in pratica le restrizioni è un problema dei sindaci».

Se non sono le auto, cosa incide di più sull'inquinamento?
«Molto dipende dai riscaldamenti. Nell'ultimo periodo sono aumentati i termocamini, le termostufe, l'uso di legna e pellet, tutti apparecchi che emettono molte polveri. Magari sono perfino reclamizzati per gli effetti dal punto di vista climatico, ma dal punto di vista dell'inquinamento sono dannosi. Poi mi faccia aggiungere una cosa: Roma, in teoria, non sarebbe messa malissimo, per lo smog».

In che senso?
«Gli sforamenti di questi giorni sono lievi: il tetto di legge è 50 microgrammi per metro cubo, alle centraline ora si arriva ai 55-60. La situazione non è drammatica, poi il vento, il ponentino aiuta. Ma, come dicevo, è importante diminuire i mezzi privati in circolazione. E si può fare solo se i trasporti pubblici funzionano, soprattutto metro e tram. Oppure c'è il car sharing, le auto elettriche».

Il Campidoglio che mette le restrizioni, è lo stesso che continua ad acquistare centinaia di bus diesel e auto dei vigili urbani, sempre a gasolio...
«Un controsenso, è paradossale. Il diesel è la scelta meno ottimale dal punto di vista del particolato. Mi faccia dire anche che non fanno bene i roghi dei cassonetti, che a volte possono essere molto dannosi, o gli autobus che vanno a fuoco, se ne sente parlare spesso».

Perché nonostante il blocco le polveri sottili continuano ad aumentare?
«La verità è che fino a quando non arriva la pioggia o un vento molto forte, non diminuiranno. Per una città della Pianura padana il problema è più complesso, il ponentino, come dicevo, in genere aiuta Roma. In attesa che ci pensino le istituzioni con una programmazione seria, tocca affidarsi a lui».

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