Roma, il prefetto Piantedosi: «Linea dura sugli sgomberi, più militari nei campi rom»

Roma, il prefetto Piantedosi: «Linea dura sugli sgomberi»
di Lorenzo De Cicco e Alessia Marani
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Mercoledì 30 Settembre 2020, 00:00 - Ultimo aggiornamento: 16:18

Da buon napoletano sulla sua scrivania di Palazzo Valentini sfoggia una discreta collezione di cornetti rossi porta fortuna. «È iniziata per gioco, poi ogni amico che va in vacanza me ne porta uno», sorride il nuovo prefetto della Capitale Matteo Piantedosi, 57 anni, una laurea in Giurisprudenza, appassionato di ciclismo e calcio. «Della loro efficacia, certezza non ne abbiamo, ma male non fanno...». Da quando il 7 agosto Piantedosi si è insediato nel delicato incarico di uomo del Viminale a Roma, ha chiara la sua mission: «Prevenire e intercettare le infiltrazioni della criminalità organizzata sul tessuto economico e sociale della città, soprattutto adesso che l’emergenza Covid rischia di fare crollare le piccole e medie imprese e generare disoccupazione. Già un primo indicatore è evidente».


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Prefetto, di quale indicatore parla?
«L’usura, per esempio. Il numero delle denunce mostra una tendenza in aumento, c’è chi ha disperato bisogno di liquidità e chi ne ha tanta, provento di attività illecite, pronta per essere riciclata. Gli arresti di oggi da parte dei carabinieri ai danni del clan Moccia che si accaparrava ristoranti e attività commerciali una dietro l’altra fa riflettere. E questa inchiesta risale a tempi pre-Covid. C’è dell’altro».

Che cosa?
«Stanno per arrivare nella Capitale ingenti fondi pubblici europei e sappiamo per esperienza che le consorterie criminali faranno di tutto per impossessarsene. Vanno fermate».

E come?
«Penso al sistema di incrocio dei dati societari illustrato recentemente dal comandante generale della Guardia di Finanza: ci sono strumenti tecnologici e database che debbono essere messi in rete e condivisi dalle polizie giudiziarie per intercettare movimenti sospetti. Questo è un primo passo».

In prefettura giace il piano sgomberi dei palazzi occupati. Un piano già “lumaca”, spalmato in 7 anni. Gli interventi partiranno finalmente a pieno ritmo, per ripristinare la legalità, o l’emergenza Covid li rallenterà ulteriormente?
«Le regole Covid non bloccheranno questo percorso. La proprietà privata è sacra. Siamo pronti a riprendere in mano il programma, ci sarà un’accelerazione, niente tempi lunghi, ma senza trasferire il problema altrove: vanno cercate soluzioni alternative per chi ne ha bisogno. In cima alla lista c’erano Caravaggio, Tempesta e Villa Fiorita: partiremo da qui».

E Casapound?
«Non faremo distinzioni di colore politico. Chi è illegale, è illegale. Sarà restituita a tempo debito alla legittima proprietà come per tutti».

Tornando alla criminalità organizzata, lei domani sarà a Pomezia: l’omicidio dell’albanese Selavdi Shehaj, freddato da un sicario di domenica mattina sulla spiaggia di Torvaianica in mezzo ai bagnanti, ha alzato il livello d’allarme?
«Non c’è dubbio, è allarmante per efferatezza e voluta esibizione muscolare. La riunione con i sindaci del litorale Sud in realtà era stata già programmata per altre emergenze: degrado, campi rom, inquinamento ambientale, ma questo delitto ne ha accelerato i tempi. Io credo che quei fenomeni e questo delitto non siano del tutto scollegati, nel senso che, dove c’è degrado, è più facile anche per certe reti criminali insediarsi. Non a caso a Roma le piazze di spaccio più pericolose nascono là dove ci sono maggiore degrado e abbandono».

Poco più di un anno fa moriva anche Fabrizio Piscitelli, alias Diabolik, capo ultras della Lazio. Ucciso anche lui di spalle, in un parco pubblico, da un killer vestito da runner, come accaduto a Selavdi. Che cosa sta succedendo a Roma?
«In generale, i fatti testimoniano la crescente importanza di alcune consorterie straniere che una volta avevano stretto patti o erano la manovalanza di una malavita locale consolidata e che ora si stanno autonomizzando. La droga è il mercato su cui sono puntati quasi tutti gli appetiti criminali. E Roma è crocevia. È riapparsa l’eroina, è tornato il buco in strada, anche se la cocaina a è pur sempre quella con maggiore appeal».
 
Lei dice che il post-Covid metterà a rischio il tessuto imprenditoriale buono della città. Intanto i romani sono alle prese con assembramenti sui mezzi pubblici, soprattutto bus stracolmi, davanti alle scuole e nelle piazze della movida. Che cosa farà la Prefettura per fare rispettare le misure anti-Coronavirus?
«Ci vuole innanzitutto la partecipazione dei cittadini a cui mi appello: state attenti. Soprattutto lo dico ai più giovani. La capacità di risposta sanitaria è molto migliorata ma ci vuole cautela. Dal 10 marzo a Roma sono state controllate quasi 3 milioni di persone, 756mila gli esercizi commerciali. E se le mascherine diverranno obbligatorie anche all’aperto controlleremo. Proprio domani (oggi, ndr) ho una riunione di coordinamento con i sindaci per avere una sorta di mappa dei luoghi più a rischio, a partire dalle scuole. Per garantire la sicurezza potremo impiegare i volontari o la protezione civile, sugli autobus può pensarci anche Atac stessa. In prima battuta, garantire le distanze di sicurezza, non è un problema di ordine pubblico, può farlo qualunque operatore».

Lei prima parlava della connessione tra degrado e delinquenza. Per settembre era stato annunciato lo sgombero del campo rom di Castel Romano, il Campidoglio aveva annunciato anche la dismissione della Barbuta e della Monachina. Si andrà avanti?
«Su Castel Romano ci sarà una significativa riduzione. Lì abbiamo già messo l’Esercito. E presto invieremo militari anche negli altri campi rom. La prospettiva è di delocalizzare le pattuglie impegnate nell’operazione Strade Sicure dal Centro, più vuoto di turisti e lavoratori in questo periodo Covid, per portarle nelle periferie. Su Roma c’è una marginalità crescente, ci sono baraccopoli e situazioni che destano preoccupazione e paura nei cittadini. E io della paura dei cittadini devo farmene carico, non minimizzarla».

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