Roma, sgombero con beffa: i rom dell’Aniene sono già andati via

Roma, sgombero con beffa: i rom dell Aniene sono già andati via
di Laura Bogliolo
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Martedì 11 Agosto 2020, 01:42

Montagne di rifiuti, anche speciali, ossia contenenti un’elevata dose di sostanze inquinanti, baracche e ancora quell’odore acre del devastante rogo di sabato. Ecco cosa è rimasto nel campo nomadi abusivo e tollerato di via del Foro Italico. Oggi, alle 7, scatterà lo sgombero voluto dal Campidoglio e annunciato un paio di settimane fa. Ma gli agenti della Polizia Locale di Roma Capitale, gli operatori della Sala Operativa Sociale e quelli del II Municipio troveranno al massimo una trentina di persone. Tutte le altre, un centinaio, sono già andate via, fuggite, si sono disperse nelle aree vicine andando ad alimentare la nascita di altre baraccopoli, già numerosissime ad esempio lungo le sponde dell’Aniene, o verso l’area di viale Somalia, in congiunzione con la Tangenziale, dove i nomadi attraversano anche di notte provocando incidenti. Ma le sorprese nella “terra dei fuochi” non sono finite: alle spalle dell’autodemolitore distrutto dal rogo c’era un’altra favela abitata da una comunità di filippini (almeno 60) e avevano la residenza nella baraccopoli, in via Foce dell’Aniene.

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LE POLEMICHE
«Allo stato attuale risultano presenti 129 persone» aveva annunciato il Campidoglio il 28 luglio commentando l’avvio delle procedure dello sgombero del campo sorto all’inizio degli anni Novanta. Accoglieva gruppi di persone della Serbia che avevano abbandonato l’insediamento di Monte Antenne. Poi la baraccopoli si è ampliata sempre di più, sfuggendo di mano a ogni controllo. A fine marzo, in una lettera all’allora prefetto Gerarda Pantalone, la minisindaca del II Municipio, Francesca Del Bello, aveva scritto: «È nostro dovere segnalare che, vista l’emergenza epidemiologica in corso, non siamo in grado di garantire, nell’area interessata, il rispetto delle misure di contenimento dell’epidemia, né siamo in grado di garantire il sostegno psicologico e materiale alle persone che vi dimorano». 

PROBLEMI SANITARI
Alle spalle del campo c’è un’enorme discarica a cielo aperto alimentata da anni anche dagli “svuotacantine”, discarica che verrà bonificata. I quartieri vicini sono da sempre nel mirino dei roghi tossici sprigionati dagli incendi di rifiuti. E ora gli occupanti non ci sono più, si sono volatilizzati oramai. E per chi resta, rimane il tema del collocamento sollevato dal II Municipio, che ha preso in carico 11 persone «in condizioni di estrema vulnerabilità appartenenti al nucleo storico, tra loro ci sono malati e donne». In una lettera protocollata ieri, Del Bello chiede al Campidoglio di far slittare lo sgombero, in attesa di avere a disposizione due alloggi già trovati: uno a Ostia e uno nel quartiere Pinciano. «Ma potranno ospitarli soltanto tra oltre dieci giorni». Ma c’è anche un altro tema. In via Foce dell’Aniene, alle spalle dell’autodemolitore distrutto dal rogo, si era formata da tempo un’immensa favela dove vivevano 60 persone della comunità filippina. «Per 27 abbiamo trovato una sistemazione nel centro anziani del Villaggio Olimpico, gli altri che fine faranno? Tra l’altro hanno la residenza lì, in via Foce dell’Aniene». Contraria allo sgombero, l’Associazione 21 luglio che cita il Decreto Legge di marzo che ordina una moratoria degli sgomberi fino al 31 dicembre.

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