Roma, scuola: serve il certificato per tornare in presenza? La Regione dice di no ma i presidi lo chiedono

Le famiglie sono costrette a rivolgersi ai medici per far tornare i figli guariti in presenza

Roma, scuola: serve il certificato per tornare in presenza? La Regione dice di no ma i presidi lo chiedono
di Camilla Mozzetti
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Venerdì 11 Febbraio 2022, 22:05 - Ultimo aggiornamento: 13 Febbraio, 13:42

Le procedure che vengono semplificate ma che tardano ad essere attuate e sulla gestione dei rientri in classe degli studenti guariti dal Covid regna il caos. Nel mezzo ci sono le famiglie e i medici di base ma anche i pediatri, le prime chiedono ai secondi i certificati di guarigione perché è la scuola che li pretende nonostante il ministero della Salute e poi la Regione Lazio abbiano decretato la semplificazione: si torna in classe solo con l’esito negativo di un tampone, stop. Nessun certificato del medico, non serve più. Eppure l’automatismo non è entrato in azione. Che sia la scarsa attenzione le scuole continuano a rispondere alle famiglie «Per far rientrare il ragazzo o la ragazza a scuola serve il via libera del medico». Più di un genitore in questi giorni si è sentito rispondere questo e pure i medici non hanno potuto fare nulla se non continuare a elargire certificati benché non più necessari. «Il sistema non è cambiato - spiega Teresa Rongai, segretario regionale della Fimp, la Federazione italiana medici pediatri - i genitori continuano a chiedere i certificati perché le scuole li pretendono e le famiglie chiaramente si sentono obbligate a fornirli».

Il monito

 Giovedì pomeriggio l’argomento è stato discusso in Regione tra l’assessore Alessio D’Amato l’ufficio scolastico regionale e il gruppo dei presidi. Proprio l’assessore ribadisce un concetto chiaro: «Non serve nessun certificato e questo è stato ribadito anche nella riunione con l’Ufficio scolastico regionale e con l’associazione presidi» proprio perché basta l’esito negativo di un tampone a riprova della guarigione dal Covid. «La circolare - prosegue D’Amato - va applicata non servono altri atti, bisogna semplificare la vita alle famiglie». Un monito chiaro diretto proprio alle scuole perché in fondo la validità dei test non è messa in discussione e valgono come prova che l’infezione sia passata. «La scuola di mia figlia - confida una mamma - ha preteso categoricamente il certificato e nonostante abbia fatto presente che non serviva più ma bastava il tampone negativo non c’è stato verso ho dovuto appellarmi al medico». E come lei centinaia di famiglie in tutta la Regione che tengono impegnati i medici in procedure burocratiche privandoli ad altri pazienti e urgenze. Intanto i nuovi contagi continuano a diminuire a tal punto che «presto - commenta D’Amato - avremo effetti sulla rete ospedaliera» con una graduale ma stabile dimissione dei pazienti. Nel corso degli ultimi 15 giorni i casi settimanali sono passati da 96 mila a 56 mila. Una tendenza molto importante. Ieri i nuovi positivi contati nel Lazio erano 6.722, ovvero 1.411 in meno sul giorno precedente e anche i ricoveri tendono a ridursi soprattutto - ed è il dato più importante - quelli nelle Terapie intensive. Qui i pazienti ricoverati 184, sette in meno sul giorno precedente mentre i degenti dei reparti ordinari sono scesi sotto quota 2 mila: 1.989 in tutto con cinque ingressi in meno in 24 ore. A fine mese poi si raggiungerà il 90% di adulti in copertura booster mentre domenica si terrà nelle strutture “Aiop” un nuovo “Open day” aperto a tutti: bambini ed adulti.

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