Roma, sciopero: chiudono gli asili. All’Anagrafe ritardi e caos

Roma, sciopero: chiudono gli asili. All Anagrafe ritardi e caos
di Francesco Pacifico
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Lunedì 7 Dicembre 2020, 22:46 - Ultimo aggiornamento: 8 Dicembre, 09:18

Molti asili e molti nidi resteranno chiusi. Gli uffici pubblici andranno a rilento, mentre le prestazioni minime garantite dalla legge nei servizi pubblici dovrebbero ridurre le adesioni tra i vigili urbani e tra medici e infermieri negli ospedali. Mercoledì di passione, quello di domani, per lo sciopero nazionale indetto dalle sigle della funzione pubblica di Cgil, Cisl e Uil per il rinnovo del contratto. Lo stesso al quale fanno riferimento i quasi 14mila dipendenti del Campidoglio. E nella Capitale è facile pronosticare che i maggiori disagi si registreranno nel mondo della scuola di competenza del Comune: cioè tra i 4mila insegnanti assunti direttamente dall’amministrazione cittadina in nidi e asili.

Su questo fronte è in atto da tempo una fortissima battaglia tra le sigle dei lavoratori (che ne hanno chiesto le dimissioni) e l’assessore all’Istruzione, Veronica Mammì, perché sono tanti i problemi che si ripetono dall’apertura dell’anno in nidi e scuole dell’infanzia: l’impossibilità a reperire un migliaio di docenti soprattutto per le supplenze brevi (che vista l’emergenza Covid sono state sconsigliate per limitare i contagi); i problemi a reclutare docenti di sostegno; le difficoltà a rispettare le cosiddette bolle, cioè gli ambiti in cui operano le scolaresche per evitare che entrino in contatto allievi, personale e docenti delle diverse classi, per non parlare dei Dpi (mascherine in primis) che spesso non sono sufficienti per le esigenze degli istituti. 

Il Comune, per prevenire i problemi che si stanno verificando dall’inizio dell’anno, ha aumentato il numero degli insegnanti da assumere. Ma non è bastato, anche perché con i docenti che si sono ammalati di Covid e quelli si mettono in quarantena dopo essere entrati in contatto con positivi, non riescono a essere sostituiti per la difficoltà di trovare supplenti. In alcuni casi, i genitori sono stati richiamati dalle scuole per venire a prendere i bambini prima dell’ultima campanella. In quest’ottica - spiegano sia dal Comune sia dal mondo sindacale - è facile ipotizzare che domani moltissime delle 400 realtà gestite da Roma Capitale non aprano per mancanza di personale, quindi per una protesta che va ben oltre la rivendicazione ufficiale, cioè il rinnovo del contratto del pubblico impiego.
Ma gli insegnanti, nel largo bacino dei dipendenti diretti del Campidoglio, rappresentano più di un terzo dei travet di Roma Capitale. Quindi l’agitazione di domani avrà al netto delle prestazioni minime garantite anche in altri comparti della macchina amministrativa romana. Non a caso, sul sito del Comune, si legge circa la giornata di stop: «Ci scusiamo per gli eventuali disagi».

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In smart working

Sempre dal Campidoglio fanno notare che la metà dei dipendenti è in smart working e questo, in teoria dovrebbe essere un disincentivo a incrociare le braccia. E stesso concetto viene ripetuto anche dal mondo sindacale, dove non a caso è stato diffuso da giorni un adesivo sul quale è riportato: «Non mi fermo, ma protesto». Resta il fatto che tutti gli occhi sono puntati sull’unico ufficio di fatto ancora aperto al pubblico, cioè l’anagrafe, al quale però si accede per prenotazione. Anche in questo caso le norme sulle prestazioni garantite dovrebbero far sì che questi sportelli restino aperti. Discorso diverso è sul numero di dipendenti a disposizione e sui tempi di lavorazione delle pratiche.

Qualche incognita anche sui vigili in turno domani: sempre la normativa vigente restringe le possibilità di sciopero della categoria, dove però c’è molta tensione dopo le dimissioni (non disdegnate dalla sindaca Virginia Raggi) dell’ex comandante Stefano Napoli, sostituito con un esterno al corpo. Ripercussioni più limitate sul fronte della sanità, che non è di competenza comunale: anche qui le tensioni non mancano visto il carico di lavoro legato al Covid, ma su questo fronte l’obbligo a garantire le prestazioni al pubblico ridurrà le adesioni. Intanto domani a Roma, dalle 10 alle 13, è previsto un presidio per lo sciopero dei dipendenti pubblici davanti a Palazzo Vidoni, la sede del ministero per la Pubblica amministrazione nei pressi di largo Argentina. 

 

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