Roma, il riscatto di San Lorenzo con la "giungla" d'arte di Lucamaleonte

Martedì 5 Febbraio 2019 di Laura Larcan
I papaveri in memoria dei caduti della Seconda guerra mondiale, e la mano forte della dea Cerere che tiene stretto un mazzo di grano. Il serpente della dea Minerva che striscia sinuoso nella folta vegetazione, e il capitello “ionico” che rimanda alla vicina basilica millenaria. I colori sembrano accendersi in un caleidoscopio di nuance cangianti. Le figure giganteggiano in una coreografia visionaria. Una danza, ma anche uno spettacolo pirotecnico di giochi cromatici, quello che va in scena sul palcoscenico ideale delle due colossali pareti cieche, alte nove metri e mezzo e larghe rispettivamente cinque e otto metri, di un edificio tra via dei Piceni e via dei Reti.

Siamo nel cuore di San Lorenzo, quartiere in bilico vertiginoso tra la grande storia e la deriva di un quotidiano fatto di degrado e cronaca nera. «Troppo nera», commentano dalla nota Fondazione Pastificio Cerere, roccaforte-cittadella di una tradizione ancorata alla storia dell’arte del secondo Novecento romano. È lei che ha animato e “foraggiato” l’ultima impresa di arte urbana con l’opera di Lucamaleonte, il camaleonte, uno dei più virtuosi, colti, impegnati, street artist della scena romana. Si chiama “Patrimonio indigeno”, murales che invade quelle facciate vuote e cieche di un complesso da sempre profondamente segnato dai bombardamenti che hanno ferito il quartiere durante la Seconda Guerra Mondiale e ricostruito con la Scs Sviluppo immobiliare.

Un progetto curato da Marcello Smarrelli che sarà inaugurato venerdì (ore 18) e che dopo tanta cronaca nera, dopo la difficile e tragica vicenda della morte della giovane Desirèe, tenta di rilanciarlo con la forza dell’arte. Idea ambiziosa, idea coraggiosa. Sostenuta anche dalla presidente del II Municipio Francesca Del Bello. Quella di Lucamaleonte, romano classe ‘83, vuole essere una dedica all’identità del quartiere di San Lorenzo, una mappa concettuale, un ritratto, che offre una chiave di lettura di questo luogo così importante per la storia di Roma. Fonti classiche, citazioni d’arte recuperate dalla sua formazione all’Istituto per il Restauro del Mibac, e dettagli catturati dalle sue passeggiate nel quartiere.

L’osservazione attenta dell’opera regala un viaggio intimo nella realtà di questo angolo della Capitale. Ecco che dalla fitta vegetazione - un riferimento all’antico agro verano - fuoriescono vari elementi: la graticola ardente, strumento del martirio di San Lorenzo, un capitello dell’antica basilica, il corvo e i crisantemi in riferimento al vicino cimitero, la mano della dea Cerere, il picchio totemico dei Piceni, il papavero in memoria dei caduti in guerra. Ancora, l’alloro e il serpente della Minerva, da sempre nume tutelare dell’università la Sapienza. E in occasione dell’inaugurazione di venerdì, Lucamaleonte ultimerà il murales dipingendo un icosaedro, figura regolare dai molteplici significati simbolici, che l’artista usa per firmare le sue opere.

«L’origine del lavoro nasce, come succede spesso nei miei lavori, dalla passione per i grandi incisori del passato - racconta Lucamaleonte - La storia dell’arte e le fonti classiche sono sempre d’ispirazione per approdare ad un modo tutto mio, frutto di un’evoluzione personale che per ora mi ha portato su questo percorso. Ovviamente la conoscenza del luogo ha aiutato a trovare la simbologia adatta, che forse è la parte più divertente del mio lavoro». «Come ogni pratica artistica, anche la street art rappresenta un potente strumento di riqualificazione urbana e di diffusione della cultura - aggiunge Smarrelli - Per questo crediamo di aver contribuito a diffondere un’immagine diversa e più positiva di San Lorenzo, rispetto alla drammaticità di quanto ultimamente i fatti di cronaca ci hanno restituito».

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