Roma, il parroco dei Parioli scompare e scrive: «Motivi personali». Ma per i maligni «è colpa di una donna»

Giovedì 5 Dicembre 2019 di Franca Giansoldati

La decisione era nell'aria da qualche tempo. Una conclusione naturalmente sofferta e meditata. La notizia è deflagrata domenica scorsa quando don Nicola Filippi ha informato la piccola comunità parrocchiale attraverso un messaggio ai fedeli che ha scritto personalmente ma che ha fatto leggere ad un altro parroco durante la messa per informare i fedeli che avrebbe presto lasciato l'incarico. Motivi personali. Ha detto così, senza aggiungere altro, annunciando un importante passo indietro. Il parroco dei Parioli, responsabile della chiesa romana di piazza Ungheria (a cui appartiene Bergoglio da quando è stato nominato cardinale il 21 febbraio del 2001) e dedicata a San Bellarmino, si è preso un anno sabbatico per pensare al suo futuro. I maligni dicono che dietro a questo epilogo ci sia una donna, ma chi lo conosce bene assicura che sono solo malignità.

Don Nicola Filippi abbandona la parrocchia di San Bellarmino ai Parioli: «Motivi personali»

La realtà è che don Nicola, 51 anni, una laurea in statistica alla Sapienza e un'altra in teologia, per 15 anni efficiente segretario di ben due cardinali vicari - prima di Camillo Ruini e poi di Agostino Vallini aveva piano pian perso lo smalto, e le energie in parrocchia. Da quando era stato assegnato a San Bellarmino tre anni fa dal nuovo vicario, il cardinale Angelo De Donatis - che lo ha liquidato dicendogli semplicemente «qui al Vicariato non mi servi più» - ha lentamente accumulato frustrazioni e amarezze e, in fondo, anche un senso di abbandono dalle istituzioni. Una fase di sconforto, percepita come una sorta di marginalizzazione progressiva che lo ha portato a vivere un periodo di buio, di solitudine, di depressione. Naturalmente di questa circostanza ha informato il cardinale De Donatis subito dopo l'estate. Si sono incontrati a cena. Un colloquio lungo e importante nel quale sono affiorate le zone di disagio umano. «Mi ero immaginato quello che ti stava accadendo». I fedeli che frequentano san Bellarmino sono davvero sconcertati per questo epilogo, anche perché don Nicola, col suo carattere aperto, era riuscito a conquistarsi la fiducia e la simpatia di molti. Negli ultimi giorni, tra le persone impegnate in parrocchia, c'era chi aveva notato don Nicola più sfuggente rispetto al solito, quasi distratto rispetto alle continue incombenze d'ufficio. Il suo telefono ora risulta staccato e nessuno sa dove sia, anche se non è difficile immaginarlo dalla sua famiglia d'origine. Il Vicariato non ha fatto sapere nulla, probabilmente se ne saprà qualcosa di più oggi visto che è stato convocato dall'amministratore parrocchiale il Consiglio pastorale della parrocchia.

Qualche mese fa, durante un dibattito pubblico, don Nicola rifletteva sul rapporto con le istituzioni ecclesiali. E raccontava: «Occorre recuperare l’insieme della Chiesa come popolo di Dio, superare il dualismo laici-sacerdoti. Serve un cambio di mentalità e di prospettiva. È fondamentale far crescere la maturità umana dei sacerdoti, fatta anche di affetti, di interessi diversi che li aiutino a non chiudersi in sé. Un’umanità pienamente vissuta permette di avere relazioni sane».

Ultimo aggiornamento: 8 Dicembre, 12:38 © RIPRODUZIONE RISERVATA