ROMA

Roma, guerra dello spaccio, agguato a San Basilio: gambizzato 57enne

Lunedì 3 Febbraio 2020 di Marco De Risi e Alessia Marani
Guerra dello spaccio,
agguato a San Basilio:
gambizzato un 57enne
Un altro agguato nella guerra tra clan. A poco più di una settimana dall’omicidio dell’albanese Gentian Kasa, ucciso al Nuovo Salario mentre era in semilibertà, a Roma si torna a sparare. È successo giovedì sera nel cuore di San Basilio, la più importante piazza di spaccio capitolina insieme a quella di Tor Bella Monaca. Questa volta chi ha premuto il grilletto non voleva ammazzare, ma dare un avvertimento forte e chiaro. Così in via Treia, Luciano L., 57 anni, precedenti per furto, è stato raggiunto da tre colpi di pistola che lo hanno attinto a una rotula e a una mano. Una lezione per uno sgarro subito, forse a causa di un debito legato alla droga.
Dell’ennesimo fattaccio di cronaca, però persino le forze dell’ordine hanno saputo solamente la mattina dopo, quando dagli uffici amministrativi dell’ospedale Sandro Pertini, dove il cinquantasettenne si era recato volontariamente accompagnato dalla moglie, è partito il fax indicante il referto medico diretto al commissariato di zona. Insomma, le indagini sono partite con un giorno di ritardo. Chi ha sparato ha avuto tutto il tempo di mettersi in sicurezza, sul posto comunque gli agenti hanno rinvenuto tre bossoli e le tracce di sangue rimaste sull’asfalto. Nel quartiere, fra l’altro, nessuno ha pensato di dare l’allarme al 112 o di attivare i soccorsi.
«Il paziente ha raccontato in pronto soccorso - fa sapere la direzione sanitaria dell’ospedale di Pietralata - di essere stato vittima di un tentativo di rapina depistando così in nostri operatori. La comunicazione è avvenuta comunque entro le 48 ore previste dal protocollo, anzi anche prima». Dal Pertini assicurano che Luciano L. non si è mosso dall’ospedale dove è stato tenuto in osservazione per tutta la notte così che gli investigatori hanno potuto sentirlo. Ma, di fatto, dal Pertini nessuno ha avvisato immediatamente che qualcuno aveva sparato in strada. Comunque non un fatto da poco.

Il giorno dopo, quindi, i poliziotti del commissariato San Basilio, sono andati a fare il primo sopralluogo ed hanno trovato i riscontri dell’agguato: macchie di sangue e tre bossoli rimasti in strada, repertati e ora sottoposti agli accertamenti balistici. Ma ecco come sarebbero andati i fatti. Il pregiudicato viene ferito e lui si reca a casa dove la moglie lo carica in auto e lo porta in ospedale. Anche un altro aspetto viene notato dagli inquirenti: nonostante i tanti palazzi in via Treia, nessun residente ha segnalato i colpi d’arma da fuoco. Il ferito avrebbe piccoli precedenti, soprattutto legati a reati di patrimonio e non correlati direttamente al mondo della droga, ma l’ipotesi è che l’uomo sia ben inserito in ambienti criminali di rango più alto.
Proprio qui a San Basilio due settimane fa i carabinieri del Nucleo Operativo di Montesacro coordinati dalla Dda avevano arrestato 21 persone legate al clan dei Marando, calabresi trapiantati tra i lotti popolari. Arresti di peso nella criminalità organizzata che possono avere creato vuoti di potere causando, indirettamente, l’esecuzione dell’albanese ed ora anche il ferimento dell’italiano. Insomma, dall’omicidio eccellente di Fabrizio Piscitelli, alias Diabolik, leader indiscusso della Curva Nord della Lazio, avvenuto il 7 agosto nel Parco degli Acquedotti e, ancora prima, ad aprile, quando due pregiudicati vennero gambizzati a Cinecittà, la scia di sangue nella Capitale non si è mai fermata. A San Basilio, in particolare, già nel 2015 erano partiti avvertimenti a suon di piombo indirizzati alle “vedette” dei clan, personaggi messi in strada su turni con il compito di captare clienti e mettere sul chi-va-là gli spacciatori dall’arrivo di occhi indiscreti. Chi indaga sulla vittima dell’attentato di giovedì sta scandagliando passato e presente del 57enne. Mentre si attende ancora che il rebus sull’uccisione del Diablo (Kasa frequentava lo stesso ambiente al Tuscolano) venga risolto.
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