Roma, il giovane che “fa” il boss: voglio essere un bandito. Ma viene tradito dal colpo maldestro

Il giovane che fa il boss: voglio essere un bandito
di Alessia Marani
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Domenica 14 Febbraio 2021, 11:10

Rapinatore maldestro, ha lasciato impronte dappertutto, durante il colpo gli è anche calata la mascherina dal volto e per spaventare il commerciante non ha usato una replica d’arma o un taglierino ma un coltellaccio da macellaio. Il bandito identificato e denunciato per rapina aggravata dagli agenti del XII Distretto Monteverde ha solo 19 anni ed è di buona famiglia. Eppure non ha avuto una sola parola di pentimento o un tentennamento di fronte ai poliziotti meravigliati per la sua incursione da malvivente da strada: «Io così mi diverto e voglio fare il bandito, lasciatemi in pace», la replica secca. Per questo ragazzo che giovedì scorso ha fatto irruzione in una gioielleria sulla Circonvallazione Gianicolense, «il crimine è la mia strada, mi piace l’adrenalina, per avere tutte le cose che desidero ci vogliono soldi e così me li procuro», la rivendicazione. Un’incursione plateale, da gangstar fai-da-te, messa in atto scimmiottando copioni di serie tv e ispirandosi alle trame più malfamate della musica trap.

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 Gli investigatori della dottoressa Maria Chiaramonte hanno osservato increduli le immagini riprese dalle telecamere di videosorveglianza del negozio e ascoltato la testimonianza del proprietario. Il 19enne è entrato coltellaccio in pugno, ha cominciato a urlare con accento spiccatamente romano «T’ammazzo, guarda che t’ammazzo, aho hai capito?», si è fatto aprire la vetrina blindata, poi ha cominciato a toccare tutto, a mani nude, senza guanti, arraffando monili per oltre diecimila euro. Il ragazzo non era abbigliato decisamente in maniera da passare inosservato: indossava un cappellino con una scritta particolare, ai piedi aveva sneaker da 250 euro grigie e giallo fluorescente. Ha rischiato persino di rimanere incastrato nella doppia porta blindata, per cui ha dovuto rincarare la dose di minacce al gioielliere: «Prendi e’ chiavi, apri, daje». Insomma, i suoi movimenti non erano davvero da professionista. Infine, le telecamere lo hanno filmato mentre fuggiva su via San Vincenzo de’ Paoli, una strada interna al quartiere, segno che il rapinatore potesse essere di zona. Sul posto è arrivata anche la Scientifica per i rilievi di rito. Ma più che le impronte sono state utili le conoscenze del territorio.

 Gli agenti hanno cominciato a passare in rassegna i volti più o meno noti tra i monteverdini, arrivando in particolare al profilo di uno di loro che aveva già dato qualche problema in passato all’interno del San Camillo. Anche la comparazione fra il fermo immagine del rapinatore e la fotografia contenuta nel sistema S.A.R.I. in uso alle forze dell’ordine ha confermato l’intuizione investigativa. Il giovane è stato rintracciato all’interno di un negozio di tatuaggi di zona; durante la perquisizione in casa sono stati rinvenuti parte della refurtiva e il coltello. La sua prima rapina non è andata come previsto: preso nel giro di nemmeno 24 ore.

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