Roma, 15enne tenta suicidio per una sfida social: «Ucciditi, lo dice l’apostolo». Salvata sul tetto

Roma, sfida social: «Ucciditi, lo dice l apostolo». Ragazzina salvata sul tetto
di Giuseppe Scarpa
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Venerdì 29 Gennaio 2021, 00:08 - Ultimo aggiornamento: 07:25

«Se sono degna di vivere non mi butto, altrimenti per rinascere devo farlo. Me lo ha detto l’apostolo di Dio». La madre sgrana gli occhi mentre la figlia, 15 anni, sul terrazzo condominiale di un palazzo nella periferia della Capitale attende le disposizioni di uno sconosciuto via social network. Il genitore prende la figlia, l’abbraccia. La stringe forte su di sé: «Ma che dici?» Dopo poco sono al pronto soccorso del Bambino Gesù. L’epilogo non è tragico. La piccola viene presa in custodia dagli specialisti dell’ospedale pediatrico. Il racconto fornito agli psicologi rimanda però alla Blue Whale e a Jonathan Galindo. Le peggiori trappole in cui possono cadere gli adolescenti che attraversano un momento di vulnerabilità.  

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La storia

Erica, il nome è di fantasia, ne è purtroppo un esempio. I genitori sono in lite da tempo. Bisticciano anche di fronte a lei. Con i compagni di scuola non riesce a legare. Internet diventa un rifugio, ma quella che pensa essere un’amicizia virtuale si rivela un rapporto tossico. Pericoloso. Cerca conforto in uno sconosciuto che la spinge verso il baratro. I passi sono lenti. Ogni remora della 15enne è vinta attraverso piccole sfide che la vittima decide di accettare.

Tutto inizia con Instagram. L’esca è rappresentata da un post sul social. La ricerca non è stata casuale. Nella giungla di internet l’adolescente ha cercato qualcuno che potesse confortarla. Erica nella sua esplorazione del web incappa nel profilo di una persona e inizia la sua conversazione con “l’apostolo di Dio”. Almeno così si fa chiamare. Eccezion fatta per il nome, non vi è alcun riferimento religioso, non si tratta di una setta. 

Lo sconosciuto si presenta come una persona sensibile. Coglie lo stato d’animo che vive Erica. L’ascolta, lei si confida. I problemi con il fidanzato, quelli con gli amici, i compagni di classe. La tensione che si respira in famiglia. Conquistarsi la fiducia è solo il primo il step. La seconda fase prevede un obbligo di fedeltà. Erica costantemente è sottoposta a delle prove. 

Si tratta di alcuni “esami” che deve superare. «Oggi non andare a scuola», le dice. In realtà è un ordine. Se Erica non ubbidisce scatta la sanzione. «Interrompo ogni rapporto con te, non ci sentiamo più». Questo è il ricatto. La 15enne in quel momento non può fare a meno “dell’apostolo di Dio”. Il legame diventa così un laccio, una dipendenza. Perciò decide di “marinare” la scuola. La parola di Erica non è però sufficiente. L’apostolo di Dio pretende una foto che dimostri ciò che la ragazza afferma. Ecco allora l’istantanea di lei in giro per Roma. 
Passa il tempo e il “tutor” che conduce la 15enne in questo folle gioco alza costantemente l’asticella. «Ruba i soldi ai tuoi genitori». Si tratta di pochi euro. Erica lo fa, un’altra foto ne è la testimonianza. 


La prova finale

La 15enne, senza neanche accorgersene, è sempre più soggiogata al folle agganciato via social. E così si arriva ad una sera di ottobre del 2020, quando la ragazza accetta la più dissennata richiesta. L’ipotesi di suicidarsi. «Morire - le comunica lo sconosciuto - per rinascere. O forse no, ti faccio sapere dopo». Erica sale le scale che la conducono verso la terrazza condominiale del palazzo. L’ordine è perentorio. “L’apostolo di Dio” le comunicherà a breve la sua decisione. La madre capisce che qualche cosa non va. Già da tempo la figlia ha degli atteggiamenti inconsueti. La segue, l’osserva senza farsi notare mentre stringe tra le mani il cellulare in attesa di una chiamata o di un messaggio. Ecco che allora si accosta ad Erica, la ferma e le chiede cosa ha intenzione di fare. La figlia è titubante, poi racconta tutto. La donna è esterrefatta. La figlia forse avrebbe compiuto il gesto estremo se non fosse intervenuta. Il genitore è desolato. Un pugno allo stomaco. Non ci pensa due volte, l’abbraccia e capisce che da sola non può gestire questa situazione. L’unica via d’uscita è portare la piccola all’ospedale pediatrico Bambino Gesù. Adesso Erica è salva. Ma l’insidia per altri adolescenti è a portata di smartphone.

giuseppe.scarpa@ilmessaggero.it

 
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