Roma, pronto soccorso al collasso: «Tre giorni per una visita». E c'è chi aspetta 32 ore in ambulanza

Roma, pronto soccorso al collasso: «Tre giorni per una visita». E c'è chi aspetta 32 ore in ambulanza
di Alessia Marani
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Martedì 4 Gennaio 2022, 09:21

C'è chi ha passato la notte del 31 e persino i primi tre giorni del 2022 steso su una barella dentro un'ambulanza prima di varcare la soglia di un pronto soccorso, e chi in un pronto soccorso ci sta da giorni, ostaggio di una sorta di girone dantesco, in attesa di un posto letto. Non basta. L'odissea per molti malati inizia ancora prima quando si compone il numero dell'emergenza, il 118 o lo si attiva tramite 112. La risposta degli operatori è pressoché immediata ma l'arrivo del mezzo non sempre altrettanto. La priorità sono i codici rossi (i più gravi) ma per gli altri non c'è alcuna certezza sulla tempestività dell'intervento. Per rendere l'idea, l'altra notte una donna di 81 anni caduta in casa ha atteso l'ambulanza dalle 20 fino alle 5 del mattino; per un anziano che si è sentito male a Genzano l'ambulanza è arrivata dopo un'ora e cinque minuti, addirittura da Centocelle. Nella notte tra il 2 e il 3 gennaio, a un certo punto, i mezzi indisponibili perché fermi in attesa di essere rilasciati dai dipartimenti di emergenza erano oltre 60 e a correre per le strade di Roma una manciata o quasi. E in queste condizioni a rischio diventano anche i codici rossi. E così capita che per soccorrere qualcuno che si è sentito male a Tor Bella Monaca parta un mezzo da Fonte Nuova o che per arrivare a Passoscuro, zona Fiumicino, debba uscire l'ambulanza della Rustica. I tempi, inevitabilmente, si allungano e si rischiano complicazioni.

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I RECORD
Infine i record: ieri sera al Sant'Andrea una ambulanza con un sospetto Covid stazionava già da 32 ore. Una ottantenne che si era rotta il femore a Tor de' Schiavi, soccorsa il 31 notte è finalmente stata visitata a Tor Vergata ieri mattina. Stefano Baroni del Nursind, il sindacato degli infermieri ieri denunciava che «il 60% di persone che sono al pronto soccorso del San Camillo sono da ricoverare, per alcuni la permanenza supera i 10 giorni». Il suo collega Alessandro Saulini, Nursind 118, incalza: «Servono più ambulanze e mezzi esclusivi per i Covid. Abbiamo segnalazioni di pronto soccorso che liberano le barelle solo se, in cambio, le ambulanze assicurano loro un trasferimento. Siamo al baratto».
Ma cosa sta intasando la rete dell'emergenza? Fattori concomitanti, secondo gli operatori sanitari di prima linea, che gravano su un periodo di festività (Natale e Capodanno nel weekend) in cui gli ospedali riducono il ritmo delle dimissioni giornaliere creando un tappo ulteriore ai nuovi ingressi.


I NODI
Soprattutto, però, stanno aumentando i casi Covid o sospetti tali, che hanno bisogno di stanze isolate che non sempre ci sono. Così molti pazienti restano anche ore sulle ambulanze prima che si creino percorsi sicuri. Tra questi la gran parte sono No Vax. Per risolvere la situazione la Regione ha istituito una task force dalla direzione regionale.
L'assessore Alessio D'Amato punta a «distinguere tra trasporti secondari e in emergenza». Spiega che «la situazione va lentamente rientrando. Ma rimane il fatto che i 2/3 dei posti Covid sono occupati non vaccinati, il vero carico alle attività di assistenza». Presto saranno attivati altri 225 posti letto Covid su Roma, mentre alcune strutture ospedaliere stanno prendendo in considerazione una sospensione temporanea dell'attività ordinaria (come accaduto durante le prime ondate di Coronavirus) per alleggerire la pressione sui reparti. Infine, Vinicio Amici, segretario generale di Confail Sanità Lazio, indica nella guardia medica e nella rete dei medici di base un argine che non tiene: «I dottori hanno il dovere di vistare i pazienti e non dovrebbero fare arrivare in pronto soccorso pazienti con sintomi lievi o che hanno la psicosi di essere stati contagiati. Invece il 118 non può rifiutare un soccorso. Ed ecco che tutto il sistema si congestiona».

 

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