Roma, palazzo della Provincia: danno da 90 milioni. Corte dei Conti chiude indagine per Raggi, Zingaretti e altri 35

Roma, palazzo della Provincia: danno all Erario da 90 milioni. Corte dei Conti chiude indagine per Raggi, Zingaretti e altri 35
di Michela Allegri
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Venerdì 17 Luglio 2020, 00:37 - Ultimo aggiornamento: 18 Luglio, 00:04

Il danno è da capogiro: quasi 90 milioni di euro sprecati in un affare fallimentare, che ha scavato una voragine nei bilanci della ex Provincia di Roma. Si tratta dell’acquisto del palazzo da 32 piani che sarebbe dovuto servire come sede unica, costruito sui terreni di Luca Parnasi, l’imprenditore a processo per associazione a delinquere e corruzione per lo Stadio della Roma. Ora la Corte dei Conti del Lazio chiede i danni e bussa alla porta di 37 tra politici, tecnici e amministratori, del Campidoglio e della Regione, che si sono succeduti nel corso degli anni. I nomi sono importanti: i magistrati hanno notificato l’invito a dedurre - che equivale a un avviso di conclusione delle indagini - anche alla sindaca Virginia Raggi, alla guida del Comune e quindi della Città Metropolitana di Roma, e al presidente della Regione e segretario dem Nicola Zingaretti.

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Nella lista ci sono anche i consiglieri Maria Agnese Catini, Giuliano Pacetti, capogruppo M5S, Paolo Ferrara, ex capogruppo, insieme al consigliere comunale Maria Teresa Zotta. L’invito a dedurre è stato notificato anche alla parlamentare del Pd Patrizia Prestipino, all’europarlamentare dem Massimiliano Smeriglio, all’ex capo di Gabinetto di Zingaretti, Maurizio Venafro. Ancora: ci sono i nomi di Amalia Colaceci, ex assessore di palazzo Valentini poi diventata presidente di Cotral, e Michele Civita, assessore in Regione già a processo per il nuovo stadio della Roma, Mauro Alessandri, prima consigliere provinciale e poi assessore ai Trasporti della Pisana, Antonio Calicchia, già direttore generale della Provincia di Zingaretti, il dirigente del dipartimento Risorse strumentali, Stefano Carta. E poi compaiono i ragionieri e i consiglieri del Cda del fondo d’investimento utilizzato per la compravendita immobiliare.
Ognuno dei 37 indagati, secondo la ricostruzione del viceprocuratore Massimo Lasalvia, titolare del fascicolo, avrebbe una parte di responsabilità: chi ha proposto e chi ha votato l’acquisto della nuova sede, chi ha continuato negli anni a deliberare atti per cercare di ripianare la voragine finanziaria. Per la procura, il fondo istituito dall’ex Provincia per l’acquisto immobiliare sarebbe stato amministrato in conflitto d’interessi dalla stessa società di gestione del risparmio che controllava la torre Parnasi. E non è tutto: nello stesso fondo sono stati fatti confluire anche gli immobili di pregio della Città Metropolitana, a garanzia del prezzo finale. Il problema è che questo strumento finanziario, fin dal momento dell’istituzione, avrebbe generato uno squilibrio finanziario macroscopico, che sarebbe stato compensato con la progressiva vendita all’incanto dei palazzi pubblici.

La torre Parnasi, in zona Eur-Castellaccio, «risultata peraltro inagibile e quindi inutilizzabile» - si legge negli atti - era stata acquistata dal Fondo Immobiliare Provincia - uno strumento finanziario definito «complesso e oneroso» dagli investigatori - al prezzo di circa 263 milioni di euro. Sono stati i finanzieri del Nucleo Pef di Roma a quantificare il danno: circa 90 milioni di euro, appunto, 69 dei quali utilizzati per fare fronte a oneri gestionali del fondo, che aveva un andamento negativo e che sarebbe stato costituito senza requisiti di legge idonei. Altri 20 milioni di euro si sarebbero invece volatilizzati in spese della nuova sede e in canoni di locazione passiva.
 

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