Roma, travolto dalla metro A: «Poteva essere salvato». È scivolato sui binari a causa di un malore

Angelo Zoffranieri aveva 50 anni, lavorava all'ospedale San Giovanni e faceva volontariato alla Magliana

Roma, travolto dalla metro A: «Poteva essere salvato». È scivolato sui binari a causa di un malore
di Alessia Marani
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Venerdì 22 Ottobre 2021, 07:57 - Ultimo aggiornamento: 08:00

Armando Zoffranieri, cinquant'anni, ha trascorso la vita aiutando gli altri, prima i malati dell'ospedale San Giovanni dove lavorava, poi i giovani disabili dell'associazione La lampada dei desideri alla Magliana dove era impegnato come volontario. Ma l'altro pomeriggio, alla stazione Giulio Agricola della metro A, quando ha avuto bisogno di essere aiutato lui, nessuno lo ha fatto.
Per un interminabile minuto e diciassette secondi - questo il tempo filmato dalle videocamere di Atac -, colto da un improvviso malore dopo essere sceso dal treno, ha barcollato paurosamente, indietreggiando di qualche passo, fino ad appoggiarsi di nuovo al convoglio in ripartenza. Poi è finito giù, a terra, con il corpo sulla banchina e il capo sporgente sui binari. Le telecamere di sorveglianza, ora al vaglio dei carabinieri della compagnia Casilina, lo inquadrano mentre cerca di divincolarsi e di rialzarsi, ma perde l'equilibrio e precipita sui binari. A quel punto sopraggiunge il treno in arrivo che rallenta come di consueto, ma non lo vede e lo travolge. Per Armando, sposato e padre di una figlia, non c'è scampo.


Le criticità - Mentre i passeggeri scesi insieme a lui imboccano a passo spedito le scalinate per uscire, nessuno degli addetti, attraverso i monitor di stazione collegati con gli occhi elettronici puntati sulla galleria lo ha visto mentre si sentiva male. Né il macchinista del treno in ripartenza, né quello del convoglio successivo, sono sembrati rendersi conto di ciò che stava avvenendo. A quanto pare nessun dispositivo secondario di protezione a tutela dei passeggeri - se c'era - è entrato in funzione per scongiurare la tragedia.


Il precedente - L'incidente ricorda quanto accaduto nel luglio del 2017 a Natalya Garkovich, avvocato bielorusso di 43 anni, che rimase incastrata con un braccio nelle porte automatiche di un convoglio della metro B a Termini. La donna fu trascinata dal treno per un centinaio di metri, riportando lesioni che l'hanno invalidata a vita. Già all'epoca finì sotto la lente della Procura la mancanza di un protocollo di sicurezza adeguato in caso di incidenti, a partire dal fatto che la vittima, per gli specialisti, sarebbe stata difficilmente visibile ai macchinisti. Non solo.
Era ancora il 2007, ovvero ben quattordici anni fa, quando l'allora prefetto Carlo Mosca, oggi scomparso, esortò la municipalizzata capitolina e il Campidoglio a posizionare «barriere salva-vita» lungo le fermate delle metro A e B o, laddove non fosse possibile, dei sistemi di protezione per «ostacolare qualsiasi movimento prima che ci sia il treno, almeno nelle stazioni più affollate», queste le sue parole di allora. Raccomandazioni rimaste tristemente inascoltate. Gli incidenti (cadute, persone spinte da folli o sbilanciate dalla calca) e i suicidi tentati o consumati, si sono drammaticamente ripetuti nel tempo con a corollario l'interruzione del pubblico servizio. Come avvenuto anche mercoledì a Giulio Agricola: ferma la tratta tra Anagnina e San Giovanni, molto rallentata fino a Battistini. Migliaia di utenti furiosi sono stati costretti a stiparsi sui pochi bus navetta, in barba al Covid.


Il sindaco - Ieri gli amici e i ragazzi della Lampada dei desideri erano sconvolti per il dolore. L'associazione si è listata a lutto. Qui ancora risuonano le risate di Armando che si occupava della biblioteca e non si tirava mai indietro quando c'era da dare una mano. La sua dedizione e quella degli altri volontari dell'associazione era stata evidenziata come esempio di buona prassi dallo stesso neo-sindaco Roberto Gualtieri, alla vigilia della elezione. «Quel che è successo ad Armando è terribile e poteva capitare a chiunque - afferma Paola, la presidente - anche Roma dovrebbe dotarsi delle paratie sulle metro A e B come avviene in altre capitali europee».

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