ATAC

Roma, dipendente segnala via mail problema nella metro B: rischia sanzione disciplinare dall'Atac

Domenica 5 Maggio 2019 di Marco Carta

Manutenzione ridotta all'osso. E disservizi all'ordine del giorno, fra bus che prendono fuoco, fascette stringitubo per riparare le scale mobili e stazioni della metro chiuse per questioni di sicurezza. Nella travagliata odissea del trasporto pubblico capitolino a pagare le drammatiche condizioni economiche di Atac, alle prese con un debito superiore al miliardo di euro, non sono solo gli utenti, ma anche i circa 12mila dipendenti. A cui ora è richiesto anche il bon ton istituzionale: se non segnalano i disservizi nella maniera corretta, rischiano azioni disciplinari. O nei casi più estremi il licenziamento. L'ultimo lavoratore a fare le spese di questo nuovo corso è un operatore di stazione della metro B, fermata Colosseo, che rischia una sanzione disciplinare «per aver utilizzato in maniera impropria l'indirizzo di posta elettronica in uso al personale di stazione». La sua colpa? Una mail spedita all'ad Paolo Simioni per segnalare che la pavimentazione in marmo, appena riparata, si era subito rotta.

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LA SEGNALAZIONE
I fatti risalgono allo scorso 9 febbraio. Nel corso di alcuni lavori di manutenzione all'interno della stazione Colosseo emergono grossolane anomalie. Alcuni operai hanno sostituito delle lastre di marmo danneggiate, che costituiscono la pavimentazione, calpestata quotidianamente da migliaia di persone fra ingressi e uscita. Poche ore dopo, due delle pietre sono già spaccate. L'operatore di stazione segnala l'anomalia, seguendo la procedura interna prevista dalla direzione centrale manutenzione. Ma sono giorni caldi per Atac. La procura indaga sull'incidente alle scale mobili della stazione Repubblica dello scorso ottobre (poi le indagini si allargheranno anche a quelle di Barberini per il reato di frode alle pubbliche forniture). Negli occhi di tutti ci sono ancora le immagini dei tifosi dello Cska Mosca feriti dopo il crollo della scala. Il timore è che una minima distrazione in termini di sicurezza possa essere fatale. È forse in un eccesso di scrupolo che l'operatore segnala la presenza di quelle due lastre di marmo, appena messe e già rotte, anche all'ad Paolo Simioni, suggerendo l'adozione di un materiale diverso: «Oltre a essere pericolose non garantiscono nulla in quanto a durata». Crede di aver fatto il proprio dovere. A distanza di mesi, però, la scorsa settimana viene convocato dall'azienda: deve fornire giustificazioni per quella mail inviata con l'account riservato al personale di stazione. La contestazione è «violazione del codice etico», un vero e proprio dogma in Atac che non ammette infrazioni: «In nessun modo la convinzione di agire nell'interesse o a vantaggio della società - recita una delle regole infrante - può giustificare l'adozione di comportamenti in contrasto con i principi indicati nel presente codice o contrari alla legge». Già nel settembre del 2018 la scure del codice etico si era abbattuta sulla sindacalista Micaela Quintavalle, licenziata dopo la partecipazione a una trasmissione tv.
 

Ultimo aggiornamento: 17:01 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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