Roma, l'allarme dei gestori: i baristi vogliono turni soft, dobbiamo chiudere prima

Rispetto al passato cresce la richiesta del part time o della settimana corta

Roma, l'allarme dei gestori: i baristi vogliono turni soft, dobbiamo chiudere prima
di Giampiero Valenza
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Mercoledì 4 Maggio 2022, 00:02 - Ultimo aggiornamento: 5 Maggio, 09:20

Lavorare può stancare, e tanto. E così i lavoratori capitolini del settore ristorazione, soprattutto i più giovani, prima di accettare un contratto in pub, bar, ristoranti e pizzerie, sono diventati molto più esigenti rispetto a qualche tempo fa. Oggi puntano ai turni più brevi e chiedono, per quanto possibile, i fine settimana liberi. Le associazioni di categoria da tempo stanno monitorando questo cambiamento di abitudini che si tradurrà, a cascata, in probabili chiusure anticipate dei servizi. Quindi, potrebbe capitare più spesso di imbattersi in un locale con la serranda abbassata nel fine settimana oppure alle 2 di notte. Claudio Pica, presidente della Fiepet Confesercenti Roma fotografa una condizione in evoluzione e che sta portando gli stessi esercenti capitolini a rivedere molti dei propri ritmi.

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«C’è chi è costretto a rimodulare gli orari - spiega il responsabile dell’associazione - soprattutto i più giovani vogliono lavorare quattro o cinque giorni alla settimana, non più sei. Questo causa un aumento dei costi, perché per un imprenditore ciò significa fare turni in più e gestire una maggiore forza lavoro».

La proiezione che fa Fiepet Confesercenti è di un settore che sarà costretto a cambiare le proprie aperture al pubblico in un futuro ormai non troppo lontano. «In passato orari più brevi venivano seguiti soprattutto da quelle attività che si trovano vicino agli uffici e che di fatto lavoravano dal lunedì al venerdì. Il sabato e la domenica rimanevano chiusi proprio perché non avevano clienti. Soprattutto in questa fase di ripresa economica c’è chi sta considerando di rimodulare gli orari di apertura anche nelle zone che tradizionalmente sono state meno toccate dalla presenza degli uffici e, più in generale, dei lavoratori».

FINE DELLA GAVETTA
Per l’associazione di categoria già da qualche anno c’è stato un vero e proprio cambio di passo sul mercato del lavoro legato alla ristorazione. «Sempre più persone ci chiedono forme di lavoro part-time di 30 ore. In associazione, da marzo a oggi, abbiamo fatto circa 300 assunzioni. E il dato di queste figure più “esigenti” sugli orari è di circa il 30-40% in più rispetto a cinque anni fa», prosegue Pica. Per Fiepet-Confesercenti la gavetta che ha tradizionalmente contraddistinto il settore (con il garzone che poi diventa titolare dell’attività), «ormai non c’è più da un pezzo. E sono pochi i figli che continuano le attività del padre». Mancano professionisti: «Servono banconisti e camerieri. Fortunatamente negli ultimi dieci anni questa lacuna è stata colmata dalle comunità straniere. Da albanesi e ucraini, per esempio - dice Pica - c’è una tendenza, forse aggravata dalla pandemia, di personale più esigente. Viene richiesto qualificato e in grado di andare incontro alle esigenze del mercato». 

Per il presidente di Cna Confcommercio, Federico Mondello, la questione è particolarmente complessa. Lato dipendente, infatti, si attiva una sorta di processo comparativo tra l’offerta di lavoro e i sistemi di ammortizzazione sociale. «Oggi si sente molto l’impatto di istituti che fino a qualche anno fa non erano così diffusi, come il reddito di cittadinanza o la Naspi - spiega - Sono paracaduti che possono rendere meno impellente la necessità di lavorare. Così l’offerta deve essere necessariamente più competitiva». Per Modello, Roma va verso un cambio degli orari di servizio delle attività di ristorazione. Non passando attraverso una divisione per quartieri, quanto per categorie delle attività commerciali. «Di sicuro ridurranno i loro orari tutte quelle tipologie di ristoranti che puntano sulla qualità e che sono meno di massa», sottolinea.
 

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