ROMA

Roma, retata antimafia a Montespaccato: colpo al clan Gambacurta

Giovedì 11 Luglio 2019 di Elena Panarella

Nuovo colpo alla mafia di Montespaccato e al clan Gambacurta. Smantellato il traffico di droga messo in piedi in due esercizi commerciali della zona. È proprio lì che secondo i carabinieri avveniva lo smercio di sostanze stupefacenti gestito dalla famiglia, considerata egemone in quella parte della Capitale con i fratelli Franco e Roberto Gambacurta al vertice dell'organizzazione. I locali sequestrati e al centro dell'operazione, la birreria Mondo Birra e il Golden Bar (del valore di 400mila euro). Ieri all'alba i carabinieri del comando provinciale, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia, hanno eseguito sette ordinanze di custodia cautelare nei confronti di altrettanti componenti del clan. Il gruppo, sottolinea nell'ordinanza il gip, Paola Di Nicola, è «in grado di organizzare e gestire quotidianamente lo spaccio di ingenti quantità di stupefacenti di diverso tipo, qualità e quantità, per soddisfare in qualsiasi ora del giorno e della notte, in ogni periodo dell'anno, centinaia di acquirenti». Per gli inquirenti il clan è attivo e pienamente operativo «almeno dal 2012» ed è riuscito a ramificarsi «nel tessuto sociale del quartiere anche grazie al coinvolgimento in pianta stabile di numerosi altri soggetti».

IL CONTROLLO
Il ras indiscusso della borgata, posizionata tra via di Boccea e via Aurelia, a ridosso del Grande Raccordo, è sempre lui o curto, l'uomo con la coppola (come viene definito in una precedente operazione), che gli investigatori identificano in Franco Gambacurta, 67 anni, un vero e proprio boss che Carminati e Buzzi hanno paragonano addirittura a Toto' Riina («ha sempre dimostrato di portare rispetto»). Conosciuto nel quartiere come zio Franco era lui al vertice dell'organizzazione familiristica. Al suo fianco sempre il fratello Roberto, finiti entrambi in manette la scorsa estate. Ma nonostante i 58 arresti scattati più di un anno fa (con l'aggravante del metodo mafioso), il clan Gambacurta era rimasto al potere nella zona nord della Capitale, dove continuava a fare affari con la droga, cocaina in particolare, e dove continuava a imporre la propria supremazia, tanto che alcuni commercianti presi di mira, per timore di rappresaglie non avevano mai denunciato nulla. Al vertice sempre loro Franco e Roberto, aiutati da uomini e donne fidate. Il gruppo vantava una «gestione monopolistica della piazza di spaccio dei quartieri Aurelio e Boccea» si legge ancora nell'ordinanza con cui il giudice ha disposto gli arresti di ieri. 

LE MINACCE
A dimostrazione della capacità intimidatoria del clan inoltre, gli investigatori citano un caso in cui Roberto Gambacurta ha convinto un commerciante del luogo a ritirare la denuncia  che ha aveva presentato dopo che gli era stato incendiato il locale. In una intercettazione tra lui e la mamma si sente. La donna al figlio: «Quello ti protegge...ma chi ti protegge...te lo aveva mandato lui il disgraziato dell'Aquila...». E poi: «è la tattica che fanno...mandano ad impaurire con il fuoco...con le parole e poi fanno vedere che ti proteggono e non te lo mandano più e tu...sei riverente per tutta la vita». Il figlio: «Si, si». Lo sviluppo di questa vicenda, insieme ai numerosi episodi di intimidazione emersi, attesta la pericolosità dei due fratelli Gambacurta, i quali avvalendosi concretamente della loro capacità intimidatoria «riuscivano a perpretare quel meccanismo di estorsione-protezione, tipico delle consorterie mafiose nei confronti di commercianti e imprenditori». Nel corso dell'operazione, ieri, i carabinieri del Nucleo Investigativo hanno anche arrestato, in flagranza, il figlio di Roberto Gambacurta, destinatario di un decreto di perquisizione, trovato in casa con 20 grammi di hashish. 

  Ultimo aggiornamento: 09:13 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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