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Roma, il Comune arruola influencer. “Dandy” e Giulio, 10mila euro per fare stories su Instagram

Roma, il Comune arruola influencer. Dandy e Giulio, 10mila euro per fare stories su Instagram
di Lorenzo De Cicco
4 Minuti di Lettura
Domenica 23 Maggio 2021, 13:10 - Ultimo aggiornamento: 25 Maggio, 09:45

«Dica veloce che sto per andare a un aperitivo», risponde Matteo Molle detto “Dandy”, pose da grande Gatsby de noantri, 11.100 follower su Instagram (no, non è Chiara Ferragni), dove nella stringata biografia si definisce un «gentleman 2.0». È stato appena messo sotto contratto dal Campidoglio, al termine di una singolare «ricerca», per ingaggiare «professionisti attivi nella community degli influencers/instagrammers di Roma», come si legge in una determina appena sfornata dal dipartimento Partecipazione del Comune. Qualcuno forse penserà che le priorità della Capitale siano altre, che l’amministrazione più di un manipolo di esperti di filtri social da abbinare al tramonto abbia bisogno di tecnici preparati o quantomeno motivati, ma tant’è. “Dandy” è stato reclutato insieme a un altro fotografo-influencer, Giulio Pugliese, per dare slancio all’Instagram dell’amministrazione dell’Urbe. Pagati 5mila euro l’uno, col gravoso compito di realizzare 150 «stories», i brevi video istantanei che compaiono e spariscono nel volgere di 24 ore, più una ventina di «reels», i filmati fissi che scopiazzano quelli di TikTok tanto in voga tra gli adolescenti.

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Assunti a chiamata


Assunti a chiamata come consulenti, lavoreranno fino al dicembre del 2021 con l’obiettivo di «potenziare l’account Instagram di Roma Capitale e di qualificare l’offerta di contenuti che si intendono fornire ai follower». “Dandy” sarà pagato per 150 stories e 20 reels in tutto; Pugliese per 150 stories «con post produzione» e «60 suggerimenti per repost». Cioè consigli su cosa ripubblicare. Ce n’è proprio bisogno, sono convinti a Palazzo Senatorio: «L’account Instagram - c’è scritto nell’atto di nomina - necessita di contenuti grafici, fotografici e video appositamente realizzati per adattarsi alle specifiche caratteristiche del mezzo e del suo target». Evidentemente tra i 24mila travet del Campidoglio, nessuno era abbastanza qualificato. Urgevano esperti di stories. 

A “Dandy” non piace essere chiamato «influencer», anche se così recita il provvedimento del Comune. «Preferisco essere definito content creator», spiega in una breve telefonata: «Per il resto mi mandi le domande via mail». D’altronde è un gentleman sì, ma pur sempre «2.0». Una sola cosa ci tiene a precisarla, addirittura a voce, senza passare per la tastiera: «Il mio soprannome, “Dandy”: non c’entra nulla con Romanzo Criminale, quello si scrive Dandi, con la I, io invece ho la Ypsilon. Mi ispiro al dandismo, sul genere Oscar Wilde, ha presente?». E difatti a scorrere il suo profilo Ig, fioccano gli scatti studiati con le giacche principe di Galles e la pochette, lo sguardo che si posa sempre in un imprecisato punto all’orizzonte, rigidamente un po’ di sguincio, dall’alto in basso. Tra un cocktail ben miscelato, un calice di prosecco o champagne, una «truffle experience» (leggi: una degustazione di tartufi), s’intravede anche Roma. «Non è una città come le altre - annota per esempio in una didascalia davanti ai marmi mozzafiato del Tempio di Adriano, a piazza di Pietra - è un salotto perfetto per gustarsi un bicchiere di vino con vista». La Capitale, uno sfondo per sorseggiare drink.

Un ingaggio indispensabile? Chissà. Certo è che la macchina social dell’amministrazione Raggi, a essere onesti, sembrava già viaggiare speditissima, al netto di qualche svarione (per esempio i bus a diesel spacciati per metano o il tombino intasato ripulito da un consigliere M5S con l’ausilio di Photoshop). La pagina di Roma Capitale ha già oltre 246mila follower su Instagram e quasi mezzo milione su Facebook, quella della Raggi ne ha più di 330mila su Ig e quasi un milione su Facebook, molti, molti di più dei suoi colleghi di Londra e Parigi. Ma vuoi mettere un influencer?
 

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